L’ospedale “Pertini” risarcisce la famiglia di Stefano Cucchi

CucchiRoma, 24 ottobre 2013 – Sono passati quattro anni. Sono state necessarie numerose battaglie. Le quali, certo, non porteranno il tempo indietro, ma quantomeno riconoscono ai parenti più stretti quel che è giusto. L’ospedale “Sandro Pertini” risarcirà i danni alla famiglia di Stefano Cucchi, il geometra romano, deceduto presso il nosocomio dopo il suo arresto per possesso di droga.

L’intesa è stata formalizzata grazie al lavoro dell’avvocato Fabio Anselmo, curatore degli interessi della famiglia Cucchi, e dai legali della struttura capitolina. La cifra di un milione 520 mila euro sarà versata dall’Unipol nel giro di breve tempo e le firme dovrebbero essere apposte, al massimo, per la giornata odierna.

Ovviamente, questa soluzione influirà notevolmente sullo svolgimento del processo, in quanto i Cucchi rinunceranno alla costituzione di parte civile verso i medici, mentre rimarranno in aula contro gli agenti della Polizia Penitenziaria, tutti assolti: «Quei medici hanno fatto gravissimi errori – dichiara Ilaria Cucchi – ma devono esser assicurati alla giustizia coloro che hanno pestato Stefano. Senza quel pestaggio riconosciuto dalla stessa Corte d’Assise, mio fratello non sarebbe morto. Non avremo pace fino a quando non avremo verità e giustizia».

Nel frattempo, proprio nel giorno del quarto anniversario della morte di Stefano, è partita da Pescara l’iniziativa #iosonocucchi, la quale provvederà alla realizzazione di un tappeto di foto raffigurante il volto dello stesso Stefano della grandezza di circa cento metri quadrati. Il progetto sarà curato dal designer Luca Di Francescantonio e sarà esposto presso piazza della Rinascita dall’8 al 10 novembre, in occasione del Festival delle Letterature. Proprio in occasione dell’evento, il giorno 9 la sorella Ilaria sarà presente presso il capoluogo abruzzese.

Chi volesse partecipare, seppur indirettamente all’evento, potrà inserire la sua immagine nel tappeto pubblicando entro il 27 ottobre su Facebook o Twitter una propria foto imbavagliato, bendato o con le orecchie tappate, abbinato all’hashtag #iosonocucchi.

 

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