Ok del Campidoglio: il Movimento 5 Stelle “sfratta” Sergio Scarpellini

ScarpelliniRoma, 30 ottobre – È la spending review, bellezza. Anche se nel nostro caso, la bellezza in questione è Sergio Scarpellini. Per il quale, ora, sembrano finiti i tempi d’oro. Parafrasando la celebre frase pronunciata da Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia”, infatti, il Campidoglio ha approvato la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle che prevede la disdetta di tre contratti d’affitto versati nelle casse dell’imprenditore romano dal Comune di Roma per un totale di 14,7 milioni di euro annuali che gravano sulle casse della Capitale. È questo quanto richiesto alla giunta guidata dal sindaco Ignazio Marino dal consiglio capitolino che, nel pomeriggio di ieri, ha dato parere positivo alla proposta presentata dai consiglieri M5S.

La notizia rischia di avere una forte eco, a causa del forte importo della cifra che il Comune di Roma potrebbe risparmiare in tempi di ottimizzazione. Tuttavia, i palazzi in questione non sono edifici qualsiasi, bensì quelli di via delle Vergini e di Largo Loria, tutti affittati dalla società Milano 90 alla quale fa capo lo stesso Scarpellini. La società è la stessa che ha affittato alla Camera gli uffici di Palazzo Marini. Ma i consiglieri De Vito, Frongia, Raggi e Stefano non hanno guardato in faccia a nessuno, proponendo la recessione dal contratto con l’immediata cessione del versamento del canone d’affitto che, per ogni singola sede, è così suddiviso:

• per l’edificio di via delle Vergini, al numero 18, il Comune di Roma versa ogni anno 5.046.696,71 €
• per i palazzi ubicati nella stessa via, il canone ammonta a 1.028.000,00 € (il primo ha scadenza prevista nel 2022, il secondo nel 2024)
• per la costruzione in Largo Loria, di proprietà dell’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani) l’affitto annuale è di 9.519.645,77 €

Si precisa che lo stesso INPGI, come risulta dagli atti della mozione, “lo affitta alla società Milano 90 s.r.l. che, a sua volta, lo subaffitta a Roma Capitale con scadenza contrattuale fissata nel 2022

Facendo qualche calcolo, sino ad oggi sono stati spesi circa 116 milioni di euro, ai quali dovrebbero aggiungersene circa 140 se non si decidesse di rescindere il contratto. I quattro consiglieri hanno chiesto alla giunta di usufruire di una norma inserita nel “Decreto del Fare”, la quale consente a regioni ed enti locali di recedere dai contratti anche in deroga a quanto fissato dagli stessi. In alternativa, si può richiedere l’utilizzo di beni dello Stato liberi che possono servire allo stesso scopo. Tuttavia, c’è una scadenza: le amministrazioni che vogliono ricorrere a questa possibilità devono farlo entro il 31 dicembre di quest’anno.

Dunque, la possibilità è stata seriamente presa in considerazione dal vice-sindaco con delega al patrimonio, Luigi Neri, il quale aveva pubblicato proprio all’inizio del mese di ottobre, l’elenco degli immobili affittati dall’Amministrazione Comunale, tra cui anche gli immobili oggetto della mozione, annunciando la volontà di ricorrere al decreto in merito di spending review per tagliare gli affitti capitolini che costano ogni anno 57,2 milioni di euro.

In conclusione, la mozione invita la giunta ad impegnarsi nel reperire nuove sedi idonee “tra gli immobili non occupati o parzialmente occupati di proprietà di Roma Capitale e del Demanio – presentando la richiesta per accedervi entro il 30 novembre di quest’anno – ed a dare disdetta, entro e non oltre il 31 dicembre 2013, dei contratti di locazione passiva, prevedendo adeguate forme di tutela degli attuali livelli occupazionali per i dipendenti della società Milano 90 s.r.l.”.

Il consigliere Daniele Frongia è molto soddisfatto e commenta: «Il voto di oggi è un voto storico che va a intervenire con coraggio a sfavore di un imprenditore che da tempo affitta diversi palazzi di sua proprietà alla politica romana e non solo. Affitti che pesano per molti milioni di euro, come dimostrato nella mozione, sulle casse dell’amministrazione pubblica. Nonostante nella discussione sul tema alcuni esponenti della maggioranza si siano dimostrati contrari alla nostra proposta adducendo la necessità di trovare prima delle alternative e rischiando così di vincolare per anni il Comune a versare quegli affitti, la mozione ha ricevuto poi il parere favorevole dell’Aula».

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