Atac i debiti della cattiva gestione la pagano ogni giorno i cittadini

atacRoma, 5 novembre – La situazione drammatica dell’ Atac i cittadini romani la pagano ogni giorno sulla propria pelle. Ritardi, mezzi obsoleti, autobus stracolmi, caldo infernale nei mesi estivi e macchinette obliteratrici sistematicamente fuori servizio sono solamente alcuni dei disservizi che i cittadini sono costretti a subire ogni giorno. I malcontenti sono innumerevoli, ma per molti i mezzi pubblici sono irrinunciabile. Eppure in una grande città, come succede nel resto d’Europa, dovrebbero essere una potente strategia per superare la piaga del traffico e dell’inquinamento ambientale. A Roma tutto questo rimane una chimera a causa della cattiva gestione delle passate amministrazioni che hanno portato a un debito ora difficile da risanare. I cento milioni stanziati dalla Regione Lazio alla voce, Mezzi pubblici, basteranno a salvare il bilancio del Comune ma non certo a risanare l’Atac. Grazie alle parentopoli degli anni passati sono in attesa di ricollocamento ben 700 amministrativi in esubero che costano alla collettività 4050 milioni l’anno di stipendi. Si chiedono ulteriori sacrifici agli autisti, già penalizzati, che si chiudono a ogni richiesta di trattativa.
L’Atac ha ben 700 milioni di debiti. 44 milioni sono stati estinti a luglio mentre 200 saranno erogati con un prestito da quattro banche: Unicredit, Bnl, Mps, Intesa Sanpaolo. Il resto? Sarà compito dell’assessore comunale alla Mobilità Guido Improta scongiurare la bancarotta dell’ azienda. Ma intanto l’Atac? Continua con le sue scelte scellerate a quanto si evince dalle segnalazioni di Athos De Luca, membro della Commissione Mobilità al Campidoglio, che spiega come sia stato confermato presidente di Atac Roberto Grappelli, noto per i risultati, negativi, ottenuti alla guida delle Grandi Officine Ogr. Inoltre l’azienda ha pagato nel 2006 ben di 20 milioni di euro per una nuova sede dove spostare la struttura. Ad oggi però nulla si muove e l’azienda rimane sulla Prenestina.

Fonte: La Repubblica

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