Cervelli in fuga, in aumento i giovani che lasciano il Bel Paese

Roma, 14 novembre- Enrico-GiovanniniNon più valigie di cartone, ma zaino in spalla e laurea in tasca, i giovani lasciano l’Italia in mancanza di lavoro e diritti. Spaventa sempre di più il continuo aumento dei cervelli in fuga dal nostro Paese, in pochissimi poi ritornano.

Ad affrontare direttamente il problema dei cervelli in fuga è il ministro del Lavoro Giovannini che parla in uno speciale di Repubblica, ammettendo che il problema dei giovani italiani che si trasferiscono all’estero per volontà o per disperazione è una ferita grave per ogni governo. «In Italia, dice Giovannini- ogni anno si registrano mezzo milione di contratti a tempo in determinato e 700 mila contratti a termine, ma siamo ancora ad un numero insufficiente per dare risposte concrete e un futuro ai nostri giovani. A queste cifre si aggiungano i ben più preoccupanti due milioni di giovani che hanno rinunciato a trovare lavoro e neanche lo cercano più, per non parlare invece dei 650 mila che cercano ancora un’occupazione, ma senza successo ». I dati sono infatti preoccupanti, l’Italia sta perdendo tutto il suo potenziale di crescita insieme a quei ragazzi che sono costretti a salutare la propria famiglia e partire. In media i giovani se ne vanno perchè dopo la laurea non hanno alcuna possibilità lavorativa, in special modo nei settori umanistici, sempre più penalizzati nella logica dei brevetti per le migliori università. Inoltre i neo-laureati denunciano una mancanza di politiche di meritocrazia veritiera, di welfare e di accesso allo studio per tutti. In proposito il Ministro fa un mea culpa, sottolineando però le conquiste fatte dalla propria maggioranza «Proprio per contrastare il fenomeno dei cervelli in fuga e garantire ai nostri figli lo stesso rispetto e i stessi diritti che garantiscono alcuni paesi stranieri, a breve attiveremo il progetto Garanzia giovani. In base ad esso, qualsiasi giovane da 15 a 24 anni entro 24 mesi dalla fine della formazione deve ricevere una proposta di tirocinio. Si farà orientamento al lavoro già dal terzo anno della scuola media più una alternanza scuola-lavoro negli ultimi due anni della scuola superiore.Inoltre- prosegue il ministro- uno dei problemi gravi è la mancanza di opportunità di studio per giovani in gamba che però provengono da famiglie che non possono mantenere il ragazzo allo studio. Noi abbiamo ripristinato il fondo per il diritto allo studio. E’ un punto utile per far capire che il percorso di cui sto parlando ha bisogno di sostegno finanziario sin dall’inizio ».

Ovviamente il problema non è quello dei cervelli in fuga, perchè i cervelli e il sapere sono liberi e senza confini, il problema è che noi questi cervelli non riusciamo ad attirarli nè a conservarli.

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