Concorsone, Comune di Roma e Praxi: ecco gli atti che hanno scatenato le polemiche

PraxiRoma, 21 novembre – Dal maxi-concorsone indetto dal Comune di Roma, allo scandalo “Parentopoli” per le assunzioni all’ATAC. Nel mezzo: polemiche, proteste ed interrogazioni parlamentari. Il fil rouge che tiene insieme queste storie è la società Praxi, la quale si è occupata dell’organizzazione dei concorsi. Ora, però, le loro attività sono sotto esame da parte della Procura della Repubblica di Roma – dopo l’invio della documentazione effettuata dal Campidoglio nei giorni scorsi – oltreché del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio. Quest’ultimo emetterà una sentenza definitiva il prossimo 10 dicembre dopo il ricorso delle aziende escluse in corso d’opera dal bando. Dopo essere entrati in esclusiva in possesso di atti e documentazioni, ripercorriamo (tappa dopo tappa) le vicende che ci hanno portato sino alla cronaca odierna.

UNA STORIA TUTTA ITALIANA – Questa è una storia italiana. La “solita” storia italiana. Ma soprattutto una storia romana. È quella del maxi-concorsone indetto dal Comune di Roma. L’invio delle carte alla Procura della Repubblica da parte del Campidoglio ha rialzato, fortissimo, il fuoco della polemica: procedure nebulose, omonimie sospette, vizi di forma, raccomandazioni, iter giuridici sorpassati a mo’ di gimcana. Ed un terribile sospetto che, pian piano, si trasforma in convinzione: il concorso è truccato. È un puzzle complicato quello che la Procura di Roma dovrà ricostruire. L’obiettivo è dipanare l’intricata matassa imbevuta di regalie politiche, forzature del sistema, presunte illegalità. Almeno sono questi i sospetti alzati già da diverso tempo dalle società di selezione del personale che si presentarono al bando per l’assegnazione del concorso per poi essere escluse in maniera non propriamente cristallina.

Quali sono le motivazioni? Le giustificazioni addotte dal Comune di Roma lasciano spiazzati i competitor esclusi dalla corsa, i quali denunciano l’affidamento dei lavori a tavolino. Una mossa che sublima esclusivamente in cause politiche. Un abuso di potere? Forse. Ed a sostegno delle rimostranze da parte della società Selexi (esclusa in ultima istanza) contro la Praxi (società affidataria del concorso e già tirata in ballo per gli scandali di “Parentopoli” all’ATAC) vi sono le ultime vicende giudiziarie che affollano le pagine dei quotidiani e del web, alimentando le legittime perplessità da parte dei ricorrenti.

IL COMUNE DI ROMA INDICE IL BANDO – Ma bisogna andare con cautela e mettere in ordine le tessere del mosaico. Lo scorso 23 febbraio 2010 il Comune di Roma Capitale indice le 22 procedure selettive pubbliche. Sono quasi duemila i posti messi in palio: si va dai quattro posti per geologi, ai quattordici posti nel profilo professionale di curatore archeologo, per finire ai 110 posti nel profilo professionale di funzionario amministrativo e così via. A seguito delle circa trecentomila domande pervenute in Campidoglio, cinque mesi dopo (il 23 luglio 2010) viene indetta una procedura ad evidenza pubblica finalizzata all’affidamento dell’incarico per l’organizzazione. Neanche un mese dopo (18 agosto 2010) avviene la pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale.

Sono diverse le società che presentano le proprie offerte tecnico-economiche ed il 14 dicembre del 2010 sono quattro quelle che superano il primo ostacolo, accedendo alla procedura ristretta: CNIPEC, Praxi, Selexi e l’RTI Ambire & Team Consulting. Queste aziende dovrebbero avere tutti i requisiti necessari per la presentazione della propria domanda istituiti dal Campidoglio: una delle principali discriminanti che ha consentito di scremare la gran parte dei contendenti è stato quello del tetto fissato a 2.700.000 € di fatturato specifico minimo in prestazioni similari prodotto negli ultimi tre anni. Detto in soldoni, le società dovevano certificare di aver già effettuato in precedenza (precisamente negli anni 2007, 2008 e 2009) attività in procedure di pre-selezione (concorsi, quiz, ecc …) di grande portata, così da garantirne l’efficienza e la qualità del servizio. 

QUESTA È LA PRAXI – Tuttavia, ora, è necessario e doveroso fare un breve excursus per capire chi e cos’è Praxi. Lo scorso anno, il 13 febbraio, venne già effettuato un servizio da Alessandro Sortino per “Piazza Pulita”, programma d’approfondimento di La7. Nell’inchiesta emersero particolari piuttosto sospetti sull’attività della società e di come in essa siano confluite diverse personalità prima presenti in CNIPEC, azienda concorrente diretta da Plinio Venturini, scomparso il 30 marzo del 2013. Sino a qualche anno fa, la società genovese recitava la parte del leader, avendo diretto la pressoché totalità delle attività di pre-selezione per gli enti pubblici in Italia. Il patron della società aveva temporaneamente affidato il timone amministrativo ad una delle sue figlie ed al genero, tal Sergio Rossi, durante un periodo d’assenza a causa di motivi strettamente personali.

Durante il suo allontanamento, la CNIPEC avrebbe svolto funzioni non propriamente ortodosse, tanto da indurre Venturini nel 2009 al licenziamento in tronco dei due ed altri collaboratori. Fa ancor più riflettere come gli epurati siano stati immediatamente assorbiti dalla Praxi ed a Rossi sia stata subito affidato il ruolo di capo-progetto. Ed è qui che un altro nodo torna al pettine. Come mai questo trattamento così esclusivo e privilegiato? Forse l’oscura rete tessuta dal gruppo estromesso da CNIPEC sarebbe stata utile alla stessa Praxi per coltivare i suoi interessi in una corsia preferenziale? L’evidenza dei fatti porta all’insorgere di qualcosa di più di un sospetto.

ColaiacomoDAMIANO COLAIACOMO, IL DEUS EX MACHINA Il responsabile della scelta è Damiano Colaiacomo, Direttore del Dipartimento Risorse Umane e Decentramento Amministrativo, nominato nel mese di ottobre del 2010 in sostituzione di Pierluigi Ciutti. Il neo-dirigente è già noto alle cronache per esser stato agli arresti domiciliari nel 2006 dopo lo scandalo sanitario della Regione Lazio, che coinvolse l’ex governatore Storace e parte del suo establishment, la sua candidatura fece storcere il naso a molti. Casualmente, l’insediamento del giannizzero della giunta laziale di destra è avvenuto proprio il giorno prima del termine della presentazione delle domande per il mega-concorso.

Legato a doppio filo con la società Lazio Service (la quale realizza e gestisce attività/servizi per il raggiungimento dei fini istituzionali della Regione Lazio) nell’orbita destrorsa di Augello e Storace, dalle sue stesse dichiarazioni a Piazza Pulita, fu “politicamente” scelto per la copertura di quel ruolo. Una semplice e sfortunata coincidenza oppure una vera e propria scelta effettuata a tavolino? Va rimarcato come le capacità “imprenditoriali” di Sergio Rossi, in passato, lo abbiano portato ad avere un grandissimo coefficiente di penetrazione nelle amministrazioni comunali di centro-destra, riuscendosi ad accaparrare la pressoché totalità delle attività degli enti pubblici ove vi fosse una maggioranza di questo “orientamento”. Una peculiarità che, dopo il suo licenziamento, ha portato con sé in Praxi, determinando il lento declino di CNIPEC e la conseguente crescita esponenziale della sua nuova società.

CAMBIANO LE CARTE IN TAVOLA – Tornando all’evento in questione, l’assegnazione del concorso a Praxi subisce un nuovo sviluppo che aumenta ancor più le perplessità delle società poi estromesse. Per l’affidamento dei lavori, il Comune di Roma aveva redatto criteri di assegnazione dei punteggi che si snodavano su diversi parametri, per la precisione sei, divisi in due macro-aree: offerta tecnica ed offerta economica. Nella prima, le cinque sotto-categorie indicate erano:

• articolazione e definizione del progetto, con particolare riferimento alla pianificazione generale dei criteri organizzativi della logistica;
• esperienze e competenze professionali del gruppo di lavoro impegnato nell’ambito della selezione del personale;
• criteri tecnico-scientifici utilizzati per la progettazione e sperimentazione dei test;
• garanzie di trasparenza, riservatezza, sicurezza nei processi di elaborazione nei test e nei sistemi di correzione;
• metodologie e strumenti innovativi utilizzati.

Punteggi – Pagina 1Ogni voce concorreva alla creazione di un punteggio che, al massimo, avrebbe potuto raggiungere l’indice di 100 punti: il tetto massimo dei 70 punti combinati delle cinque voci di cui sopra a cui andava unito quello dei 30 rappresentati dall’offerta economica. Ed invece vengono cambiate le regole in corso d’opera. La commissione incaricata della scelta emana un verbale che stabilisce come i criteri di attribuzione dei punteggi siano stati sottoposti ad una profonda rivisitazione, in barba ai parametri stabiliti dal bando di gara. Dunque, ecco che non si presenterà più una tabella di valutazione che attribuisca dei valori “fino ad un massimo di”, ma semplicemente fissa dei valori a seconda del giudizio attribuito ad una singola voce.

Facciamo un esempio. La prima voce dell’offerta tecnica riguardava “l’articolazione e definizione del progetto, con particolare riferimento alla pianificazione generale dei criteri organizzativi della logistica”. Se prima la commissione avrebbe valutato questo parametro attribuendole un valore massimo di venti punti, adesso il giudizio sarebbe stato eseguito utilizzando valori scalari con l’intento di creare delle forbici ad hoc per portare via via all’esclusione delle società concorrenti:

• Offerta ottima   →   20 punti
• Offerta buona   →   13 punti
• Offerta sufficiente   →   7 punti
• Offerta insufficiente   →   0 punti

  • Punteggi – Pagina 2

Per quanto un’azienda avesse presentato un’offerta competitiva, la sola valutazione di una singola voce al di sotto di un parametro attribuito a Praxi, avrebbe portato, di fatto, all’esclusione dalla corsa all’appalto. Tuttavia, oltre a questioni puramente tecniche, il busillis è un altro: quando mai le regole del gioco possono essere cambiate in corsa? Cosa c’è sotto? È quel che si chiedono CNIPEC e Selexi le quali alzano la voce chiedendo chiarezza, in particolar modo dopo la decisione del presidente della commissione (in data 1 agosto 2011) di adeguarsi a posteriori alle norme sulla trasparenza. È la goccia che fa traboccare un vaso già fragile di per sé.

LA COMMISSIONE AFFIDA IL CONCORSO A PRAXI – È un mese convulso quello di agosto del 2011. Il giorno dopo l’ok da parte del presidente di commissione viene inviato un fax urgente alle società concorrenti con convocazione fissata al 4 agosto “per le procedure di trasparenza alla luce delle recentissime pronunce del Consiglio di Stato”.  La posizione della commissione è abbastanza precaria, poiché è contestata l’apertura in sede privata delle buste con le offerte tecniche, quando invece (da regolamento) questa doveva avvenire in seduta pubblica. Inoltre, la sentenza numero 13 del Consiglio di Stato (pubblicata il 1 agosto 2011), convocato in adunanza plenaria, aveva statuito solo qualche giorno prima le regole per le procedure di trasparenza, rinforzando le tesi dei ricorrenti circa la violazione della norma. La commissione, dunque, si era adoperata nel giro di brevissimo tempo alla convocazione delle quattro società per far loro verificare come il contenuto delle buste fosse rimasto integro, adducendo questa decisione ad una precedente incertezza legislativa circa il comportamento da tenere in queste situazioni. Un’operazione che non ha convinto per nulla CNIPEC, Selexi e l’RTI Ambire & Team Consulting circa il rispetto di una prassi ormai consolidata che garantisca chiarezza per tutti i soggetti in questione.

Punteggi – Pagina 3Portata a termine la tortuosa procedura dell’apertura delle buste contenenti le offerte tecniche, nel mese di settembre 2011 si procede all’apertura dei plichi con le offerte economiche al loro interno. Il giorno 15 viene effettuata l’operazione senza la consueta verifica dell’integrità delle buste e l’aggiudicazione provvisoria va nuovamente a Praxi. Gli eventi prendono una piega sempre peggiore e, dunque, le società concorrenti vanno al contrattacco, contestando formalmente (una settimana dopo) quest’ultima operazione. Praxi, neanche a dirlo, non rileva nessuna violazione e, dunque, non si unisce al coro. Si alza un polverone di proporzioni immani. A questo punto, sembra quasi palese la volontà di assegnare pretestuosamente alla sospettata e che il tutto si riduca soltanto ad uno squallido e demoralizzante teatrino artefatto.

SCATTANO I RICORSI – Ricevuto il ricorso delle tre società, il giorno 26 il Comune di Roma si adopera per invitare Selexi a prendere visione dei verbali di gara, ma non le viene consentito di farlo con la documentazione di Praxi. Quest’ultima, infatti, il giorno dopo si rifiuta di ottemperare alla richiesta formulata dalla stessa Selexi, tramite il Comune di Roma, per acquisire e valutare un’eventuale e motivata opposizione. Sono addotte le seguenti motivazioni: “ … l’ostensione dell’offerta presentata dalla società Praxi S.p.A. è differita fino all’aggiudicazione definitiva della gara medesima”.

Si rimane quasi sbalorditi dinanzi ad un simile comportamento. Di fatto, poco chiaro. Quali sono i motivi che portano Praxi a vietare la diffusione pubblica delle sue attività? Il motivo è presto detto. Si è riusciti a prendere visione delle attività economiche di Praxi nel triennio 2007-2009. Ricordate come uno dei requisiti per partecipare al bando di concorso era rappresentato dal tetto minimo di 2,7 milioni di euro di fatturato in attività similari? Bene, analizzando i documenti si è notato come il comportamento della società vincitrice dell’appalto sia stato non conforme alle regole. Grazie all’attività di uno degli amministratori di Selexi, il quale è riuscito a prendere visione della documentazione soltanto il 17 novembre 2011, dopo la chiusura della gara, si è scoperta un’altra nota dolente: i numeri presentati da Praxi sarebbero stati “gonfiati” in maniera tale da soddisfare i requisiti. Ma solo in apparenza.

LA COMMISSIONE “PREMIA” PRAXI – Eh sì, perché ad un’analisi approfondita delle oltre seicento fatture presentate (che l’alacre Colaiacomo ha analizzato in una singola ora) risulta come le fatture presentate da Praxi per attività analoghe (o similari) non raggiungesse il requisito richiesto a fronte dei cinque milioni di euro certificati alla commissione. Com’è possibile tutto ciò? Semplice: il Campidoglio richiedeva che le società avessero sviluppato negli ultimi tre anni una mole tale di lavoro da consentire al Comune di Roma di affidarsi ad una società esperta con i grandissimi numeri previsti per i ventidue concorsi in calendario (oltre trecentomila candidati). Dunque, “semplice” attività di pre-selezione. Il colosso Praxi, come riporta il suo stesso sito ufficiale, copre campi piuttosto eterogenei: “PRAXI è una primaria società di Consulenza Organizzativa con 250 dipendenti, che opera dal 1966. L’attività si articola su quattro Divisioni: Organizzazione, Informatica, Valutazioni e Perizie, Risorse Umane”.

Ed è proprio quest’ultima voce a creare il pomo della discordia, in quanto la società ha inserito nelle voci di bilancio anche le attività afferenti alla propria mission che, però, non rientrano nel novero delle attività similari. Negli atti si conta quasi un milione di euro in inserzioni su quotidiani e siti internet per la ricerca di personale ed offerte di lavoro: un esempio su tutti può essere l’attività svolta con ATAC (poi sfociata nello scandalo di “Parentopoli”) nella quale la Praxi ha effettuato veri e propri colloqui valutativi. Dunque, tutto è indistintamente andato a finire nel calderone, a prescindere dalla natura dell’attività lavorativa. L’esatto contrario di una società come Selexi. La quale fa delle procedure di pre-selezione il suo core-business.

IL “DIKTAT” DELLA COMMISIONE: ELIMINAZIONE A TAVOLINO DEGLI AVVERSARI DI PRAXI – Dopo l’attivazione del reclamo da parte di Selexi e CNIPEC, questa volta è la stessa commissione che si muove per procedere alla sistematica eliminazione delle società ricorrenti. L’aggettivo sistematico non è utilizzato casualmente, dato che si assiste all’estromissione delle aziende grazie all’uso improprio degli strumenti legislativi. Il 17 ottobre 2011 si dà avvio alla procedura di verifica di congruità delle offerte delle prime due società. Il 4 novembre successivo CNIPEC viene esclusa per “eccesso di ribasso”.

In poche parole, la CNIPEC avrebbe sottoposto al Comune di Roma un’offerta così bassa/conveniente (secondo i punti di vista) per estromettere volutamente le concorrenti, a discapito della qualità del servizio. Tutte considerazioni che, se assunte come valide sin dal principio, non avrebbero consentito alla società di arrivare sino al termine dell’iter per l’assegnazione del concorso, portando ad una sua preliminare esclusione. Dunque, cos’è giunto agli occhi della commissione che prima era sfuggito? La risposta non è semplice, ma rimane il sospetto di una soluzione appositamente architettata per invalidare il ricorso di CNIPEC che, in quanto esclusa dalla corsa, non avrebbe più il merito di portare avanti lo stesso ricorso.

Eliminata anche la seconda società, ora tocca a Selexi finire sotto la lente d’ingrandimento. Nel frattempo, l’8 novembre 2011 giunge alle società il fax proveniente dalla commissione con l’esito della gara ed il concorso viene definitivamente assegnato a Praxi. Si scopre che, al contempo, la stessa commissione aveva avviato un procedimento per indagare su Selexi ed estrometterla dalla gara con le medesime modalità utilizzate con CNIPEC.

Preventivo Business ValueLA COMMISSIONE FA FUORI SELEXI – Il Comune di Roma, infatti, si attiva per assumere (con l’utilizzo di fondi pubblici) una ditta esterna – la Business Value s.r.l. (di fianco, il preventivo richiesto dal Campidoglio) – la quale dovrà occuparsi di analizzare il fatturato specifico di Selexi. L’eccesso di zelo è quanto meno sospetto: sembra quasi che l’incarico venga loro affidato per riscontrare anomalie tali da escluderla, in quanto non in possesso dei requisiti necessari ed evitare che si vada avanti nella contestazione. La tempistica fa riflettere, in quanto la mossa è immediatamente conseguente all’accoglimento della domanda di Selexi da parte del Consiglio di Stato. Pare quasi una mossa ordinata. Il responso è il seguente: secondo la ditta incaricata, il fatturato di Selexi risulterebbe inferiore di soli cinquemila euro al requisito previsto. Una vera e propria beffa.

Ripetiamo. Fa riflettere come al responsabile Damiano Colaiacomo, per la stessa attività su Praxi, furono sufficienti soltanto sessanta minuti per consultare il ben più voluminoso materiale presentato alla commissione. Questa forte anomalia viene altresì sottolineata nel verbale di seduta: viene evidenziato come la società sia stata giudicata idonea, così come i suoi criteri conformi; il tutto grazie ad una verifica di tre pesantissimi faldoni, zeppi di documentazioni e fatture, in una sola ora. Si ha quasi la sensazione di essere alle prese con un soggetto con capacità di calcolo, decifrazione e valutazione quasi ascrivibili al protagonista del film “Codice Mercury”. Al contrario, è stato destinato l’utilizzo di fondi pubblici e l’impiego di una società esterna per la stima del fatturato della ditta concorrente.

TUTTO NELLE MANI DEL TAR – Selexi, dunque, ha presentato il ricorso contro la sua esclusione al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio il 14 dicembre 2011. Il ricorso è stato inizialmente respinto (12 gennaio 2012) e dopo essersi rivolti al Consiglio di Stato, la loro interpellanza è stata accolta, riscontrando come fossero giustificate le rimostranze della ditta dopo le anomalie denunciate in sede d’apertura non pubblica delle offerte tecniche. L’iter giudiziario, ora, prevede che la palla torni nuovamente al TAR per emanare la sentenza che potrebbe riammettere in corsa Selexi: la data prevista è quella del 10 dicembre 2013. Soltanto lì si saprà se, riammessa alla corsa, Selexi avrà i titoli per contestare l’esclusione dalla gara operata dalla commissione.

Sono molti gli interrogativi che risaltano all’occhio del lettore più disinteressato. Colpisce ed amareggia constatare come siano sempre gli stessi protagonisti (Praxi e Comune di Roma) ad interpretare gli scomodi ruoli del gatto e della volpe. Questo non è che un fronte della mole di eventi e ricorsi che si stanno abbattendo come uno tsunami sui due soggetti in questione. Il vento si alza, creando un immane polverone. E non siamo solo che nel mezzo di una brutta storia. Una storia tutta italiana.

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