Da Parentopoli all’ATAC: i sospetti sul ruolo della “Praxi”

ConcorsoRoma, 17 novembre – È la “Praxi”. Sarà una frase che rischierà di diventare d’uso comune quando si dovrà parlare di qualcosa che non va. Difatti, i sospetti sulla società che ha gestito l’organizzazione logistica di numerosissimi concorsi, sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica di Roma. Dalla Parentopoli all’ATAC: una lunga sequela di procedure poco chiare che hanno causato i ricorsi delle società sconfitte nelle gare d’appalto e, parallelamente, la produzione d’interrogazioni parlamentari. Sono ben ventidue i concorsi nel mirino del Campidoglio e tutto il materiale raccolto sta per essere inviato proprio alla Procura.

L’amministrazione di Ignazio Marino, infatti, ha avviato i controlli dopo i problemi riscontrati nella selezione dei nuovi vigili urbani. Dopo la sostituzione della commissione è scattata l’indagine interna. Si tratta soltanto dell’ultima operazione “nebulosa”, la quale rappresenta la coda a quelle che hanno portato alla selezione di (troppi) fortunati candidati nell’azienda dei trasporti. La “Praxi”, infatti, ha lavorato a lungo per il Comune di Roma durante la gestione dell’allora sindaco Gianni Alemanno. Un rapporto (eccessivamente) esclusivo che provocò gli inutili ricorsi da parte della società sconfitta durante la gara per il concorso del 2010.

Tuttavia, questa non sembra che essere la punta dell’iceberg. Già nel 2012, il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, annunciò un’interrogazione al ministro Cancellieri: «La società è nota per Parentopoli – dichiarò in quei giorni l’ex magistrato – serve chiarezza. Quali sono i santi in paradiso della “Praxi”? O, almeno, Alemanno mostri gli atti della gara che ha selezionato la “Praxi”».

Ancor prima, nel 2011, il senatore del Partito Democratico, Raffaele Ranucci, espose il suo pensiero sul caso: «Chiedo ai ministri Maroni e Sacconi di venire in Senato per chiarire ciò che sta succedendo a Roma nella gestione dei concorsi».

Un intervento che suscitò polemiche a non finire, visto il numero di oltre trecentomila domande provenienti da tutta italia che, poi, andarono a ridursi nel numero di “soli” trentamila alle prove scritte, in vista di duemila posti a disposizione. Passarono ben due anni di tempo fra la presentazione delle domande e l’esame: nel frattempo si alzarono un’infinità di sospetti.

Enrico Cavallari del Popolo delle Libertà, assistente al personale dell’epoca, ora dichiara: «Sono stupito. La gestione è stata affidata, con regolare gara, alla “Praxi”, cioè una delle società più importanti a livello nazionale che da anni si occupa di concorsi. Buste trasparenti? Sarebbe un’irregolarità così grossolana che mi stupirebbe. Io spero che non si tratti di una polemica strumentale per annullare il primo concorso non gestito dalla sinistra».

La “Praxi”, invece, all’epoca dello scandalo per l’assegnazione dei posti ATAC, si difese: «Abbiamo gestito segmenti definiti del processo di selezione». Ossia, la società si occupava della valutazione dei candidati, mentre le assunzioni spettavano all’azienda municipalizzata.

L’allora consigliere Paolo Masini del Partito Democratico ed oggi assessore ai Lavori Pubblici, ha dichiarato: «Il fatto che la “Praxi” sia la stessa società di selezione della Parentopoli dell’ATAC, a gestire il mega concorso ci lascia senza parole. Chiediamo, quindi, al sindaco Alemanno di chiarire immediatamente quella che sembra una ripetizione dello scandalo Parentopoli che ha svergognato questa amministrazione».

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