Giovani e lavoro, banche e aziende non ci valorizzano

BainAndCompany2013Roma, 11 Novembre- I giovani di oggi guardano al futuro con disillusione e sono scettici sulla possibilità che il loro talento venga valorizzato sia dalle aziende che dalle istituzioni, nonostante siano disposti a sacrificarsi e trasferirsi all’estero per avere una carriera più soddisfacente.

La società di consulenza Bain & Company, nel corso della seconda edizione dell’Agenda Bain per i Giovani dal titolo “I giovani sfidano il futuro: dall’impiego all’impegno“, ha presentato un’indagine che ritrae la giovane classe lavorativa di oggi. A mille studenti universitari tra i 18 e i 25 anni è stato sottoposto un questionario illustrato da Giovanni Cagnoli, ceo e cofondatore di Bain Italy, che tra le domande più significative indaga sulle priorità dei giovani d’oggi: il 69 per cento sceglie la soddisfazione sul lavoro, il 52 per cento il reddito. Il 37 per cento dei giovani intervistati spera ancora nella stabilità di un posto fisso, mentre solo il 29 è attratto principalmente dalla possibilità di ottenere un posto di potere. Molti di questi studenti, insomma, sono disposti a sacrificare il contratto a tempo indeterminato mentre sono disposti ad assumere incarichi di responsabilità, a svolgere un maggior numero di ore lavorative o a trasferirsi all’estero; in conclusione, insieme all’improbabilità di ottenere un posto fisso si accetta l’idea di sacrificare la propria vita privata durante i primi cinque anni lavorativi pur di ricevere una soddisfazione economica.

I ragazzi che si definiscono capaci di generare idee brillanti, che si mettono alla prova e dimostrano flessibilità rimproverano alle aziende e alle istituzioni di non essere in grado di valorizzarli: l’ 88 per cento pensa ritiene che banche e finanziatori non contribuiscano alla nascita di nuove aziende e anche se il 70 per cento degli universitari intervistati è consapevole che il talento non basta, il 90 per cento non si sente valorizzato in alcun modo. Nel complesso, la fiducia nella possibilità che le istituzioni coltivino e valorizzino il talento scende dal 2,5 per cento del 2012 all’attuale 1,9 per cento.

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