Immortalità, la Silicon Valley ci prova e inizia le ricerche

Roma, 28 novembre- immortalità_ silicon valleyDa anni la Silicon valley studia la cosiddetta immortalità, anche se non è il termine usato da loro. L’obiettivo è quello di allungare la vita e renderla migliore.

Da sempre la morte è considerata un tabù, su cui è meglio non pensare e non parlare, un nero scheletro con la falce che ti insegue fino a prenderti, come la descriveva Vecchioni. Gli scienziati della Silicon Valley invece la stanno considerando come un problema matematico a cui manca ancora una soluzione. A settembre sono iniziate le ricerche, grazie ai fondi stanziati da Google e dal suo creatore Larry Page, lo scopo sarà quello di trovare nuovi sistemi per allungare e migliorare le aspettative di vita. A capo della ricerca, denominata Calico, c’è il biochimico Aubrey de Grey, che ringrazia Google per aver creduto nelle loro teorie e ci tiene a precisare che il termine immortalità di per sè è fuorviante «personalmente sono contrario all’utilizzo del termine immortalità, visto che significa non morire mai, per nessuna causa. Io non lavoro per impedire che la gente venga investita da un camion, ma per allungare l’aspettativa di vita e la sua qualità negli anni ». Gli studi della Silicon Valley si differenziano rispetto al solito perchè partono da una base diversa, invece di concentrarsi sulle cause dell‘invecchiamento, affrontano i suoi effetti. Sono stati riscontrati sette segni tipici della vecchiaia: rifiuti cellulari ed extracellulari, mutazioni dei cromosomi e dei mitocondri, cellule morte, cellule dannose, legami extracellulari fra proteine. Secondo i ricercatori se si capisce come sistemare i guasti prodotti da questi fattori ci si potrà sottomettersi a restauri periodici. Alcuni scienziati, più tradizionali, hanno aspramente criticato gli studi di Grey definendoli pseudoscienza, sottolineando il fatto che Grey non possiede una specializzazione specifica in fatto di geriatria.

Le ricerche sulla famosa immortalità comunque proseguono, c’è chi decide di ibernarsi (immersione del corpo, appena deceduto, in azoto liquido, a meno 196 gradi) sperando che fra 100 anni si scopra il modo di curarlo. Allo stesso modo qualcuno decide invece di ibernare soltanto il cervello, convinti che si scoprirà un sistema per trasferire e riprodurre il cervello. Sono già migliaia le persone che effettuano questi trattamenti.

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