Scandalo cene pazze, M5S: «Nessuna notifica dalla Procura»

Favia De FranceschiRoma, 4 novembre – Pranzi e cene pazze: l’inchiesta per peculato nei confronti di 9 capigruppo alla Regione Emilia va avanti. I giornali titolano contro tutti i partiti, dal Pdl, il più spendaccione, alla Lega, dal Pd al M5S che, da solo, avrebbe speso 18mila euro. I 5 Stelle, infatti, secondo le testate più accreditate, (prima che Giovanni Favia venisse epurato e passasse al Gruppo Misto lasciando solo Andrea Defranceschi) avrebbero speso in due 18mila euro, 9mila a testa, con un totale  molto più basso di quello del Pd (145mila euro), ma con un costo pro capite nettamente più alto. I 24 consiglieri Democratici, avrebbero pagato per pranzi e cene in media 6mila euro a testa.

Ma arrivano subito le smentite, fra cui quella di Defranceschi: «18mila euro per due consiglieri, considerando 21 giorni lavorativi al mese, fanno 21/22 euro a testa. Tutte spese riportate sul sito del Movimento. E’ la scoperta dell’acqua calda». Così il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Andrea Defranceschi, ha commentato le spese per i pasti rendicontate dal gruppo in Assemblea regionale dal giugno 2010 al dicembre 2011. Defranceschi ha spiegato che in questa cifra rientrano anche i pasti di tutti i dipendenti del gruppo (tra 9 e 11) «con i quali mangiavamo o alla mensa o alla baracchina qui dietro o alla bocciofila. Non sono mai stato con i nostri dipendenti né ad Amalfi né a Venezia e a parte due o tre trasferte – conclude – non ci sono cene, né pazze, né normali».

Infine, direttamente sul blog di Beppe Grillo, arriva la dichiarazione-smentita da parte del M5S:  

«Da un paio di giorni gira la notizia che tutti i Capigruppo dei Gruppi Assembleari della Regione Emilia-Romagna siano stati indagati per peculato e i loro documenti vagliati dalla Guardia di Finanza sta creando scompiglio. Mi arrivano chiamate allarmate, richieste di spiegazioni, oppure messaggi di sostegno.

Credo quindi ci sia bisogno di fare chiarezza.

Le indagini proseguono da oltre un anno. Gli uffici sono stati ribaltati da cima a fondo dalla Guardia di Finanza, i documenti richiesti sono stati immediatamente forniti dal Movimento 5 Stelle.
I nostri conti, fra l’altro, sono on-line sin dal nostro insediamento, consultabili da chiunque. Le spese sono dettagliate. Per cui sappiamo che voi li avete già controllati, spulciati e, in alcuni casi, ci avete chiesto spiegazioni. E’ giusto così, è il fiato sul collo che ci fa sapere se stiamo ancora andando nella direzione giusta e ci impedisce di distrarci. Grazie, quindi, anche a Voi non abbiamo dubbi sul nostro corretto uso delle risorse – uso che è stato anche parsimonioso con beneficio delle casse regionali, ad esempio l’anno scorso abbiamo risparmiato 193mila euro.

Il fatto che tutti i Capigruppo siano stati dichiarati “indagati” dovrebbe essere, sostanzialmente, un atto dovuto, una formalità. Significa che il lavoro della Guardia di Finanza sta per terminare, e i giudici decideranno chi rinviare a giudizio e chi no. Chi, quindi, sarà sottoposto ad un processo – che potrà concludersi con condanna o assoluzione – e chi invece, dopo l’indagine, risulti aver operato in perfetta regolarità.
Paradossalmente ad oggi non abbiamo avuto però alcuna notifica di fine indagini (quindi non sappiamo se siamo davvero indagati o no), e il Procuratore Aggiunto Valter Giovannini non ha confermato i nomi dei 9 Capigruppo circolanti sulla stampa. Staremo a vedere.

In ogni caso noi siamo contenti che l’indagine si stia concludendo. Siamo certi che Guardia di Finanza e Magistratura stiano operando scrupolosamente per accertare eventuali irregolarità e siamo altrettanto certi di non averne commessi, di essere stati puliti, trasparenti e oculati». 

Per il momento, in attesa delle eventuali notifiche da parte della Procura, l’unica cosa certa sono le dimissioni dall’incarico del capogruppo Pd, Marco Monari che da solo avrebbe speso in 19mesi  30mila euro in ristoranti, spesso di lusso.

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