Sposata e costretta a rubare: l’incubo di una bambina tredicenne

NomadiRoma, 25 novembre – Non avrà il classico lieto fine fiabesco, ma da domani la vita di una ragazza macedone di sedici anni avrà finalmente un senso. Accade a Roma, accade sotto ai nostri occhi, proprio nella “Giornata internazionale della lotta contro la violenza sulle donne”. Vicende come le sue non vorremmo mai sentirle, ma è necessario farle conoscere perché non accadano più.

Gli ultimi tre anni di vita della ragazza sono stati un vero e proprio incubo: domiciliata nel campo nomadi di Ciampino, nel 2010, tredicenne, andò in sposa ad un ragazzo di origini serbe (allora quindicenne) del campo di Castel Romano. Si trattava del classico matrimonio combinato dai genitori. E come tale, spesso accadeva che le cose non andassero per il meglio. E, anzi, nel suo caso gli eventi hanno preso una piega inattesa e drammatica. La sua volontà di rompere il patto per rientrare nella sua famiglia d’origine non è stata gradita dallo sposo, il quale l’ha immediatamente ridotta in stato di vera e propria schiavitù.

Non passa poi tanto tempo che la sua famiglia d’origine apprende delle condizioni critiche della figlia. Come benzina su un fuoco già acceso, nasce una truculenta faida. Per fortuna della minorenne, i violenti risvolti della vicenda hanno consentito alle forze dell’ordine di venire a conoscenza della sua storia. I Carabinieri, giunti sul posto per placare gli animi, hanno accertato come l’intera famiglia costringesse la ragazza a rubare a bordo dei mezzi pubblici o per le vie di Roma. Non serviva opporsi: le continue violenze psicologiche esercitate su di lei l’hanno costretta a piegarsi alle loro indicazioni. I guadagni erano molto alti, ma bisognava consegnarli alla famiglia del marito.

Durante le indagini, i Carabinieri hanno accertato come la ragazza fosse “in uno stato di soggezione continuativa e costretta a rubare». Proprio per queste motivazioni, due uomini sono stati sottoposti a fermo, accusati del reato di “riduzione in schiavitù”, mentre la ragazza è stata accompagnata in una comunità di accoglienza su disposizione del Tribunale dei Minorenni.

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