Forconi, parte stasera il movimento che bloccherà l’Italia


forconiRoma, 8 dicembre – Si dice che sarà la rivolta della piccola borghesia reazionaria e degli operai e agricoltori di destra, i saervizi parlano da giorni della possibilità di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata e di frange di ultras tra i più violenti e che ci sia il pericolo che a tutto ciò si saldino spezzoni dell’antagonismo di ultrasinistra, pronti a infilarsi laddove ci sia la possibilità di scatenare il caos. In realtà quello che inizierà stasera alle 22 altro non è che il  tentativo disperato di attirare l’attenzione sui veri problemi che attanagliano questo Paese. Quel che si sta muovendo in vista della manifestazione dei Forconi, che da stasera per cinque lunghi giorni minaccia di mandare in tilt il traffico e il trasporto merci su tutto il territorio nazionale è la volontà disperata di farsi ascoltare. L’adesione alla manifestazione è imprevedibile, e varierà di regione in regione, potrebbe quindi rivelarsi un flop come potrebbe far esplodere in molte zone una tensione sociale esplosiva. L’allerta al Viminale è quindi altissima.

«Inizieremo con presidi di solidarietà – dice Mariano Ferro, storico leader dei forconi siciliani – poi con volantinaggi. E alla fine deciderà la rabbia della gente». Una manifestazione analoga era già stata organizzata lo scorso 2012 in Sicilia, base del movimento dei Forconi, ma rispetto alla volta scorsa, stavolta supererà lo stretto di Messina e coinvolgerà l’Italia intera, regione per regione, con l’obiettivo di bloccare i trasporti in tutto il Paese.  La manifestazione è talmente sentita che in Sicilia lo spirito di tensione e latente.  In provincia di Agrigento è  spuntato un volantino che minaccia i movimentisti: «Non fate uscire i vostri mezzi, se sarà il caso vi ammazzeremo». Ma ad essere ancora più inquietante è la firma: «Viva la mafia, via i forconi», nonostante ciò possa far pensare al tentativo di scoraggiare i movimentisti a partire, cosa poco probabile vista l’organizzazione che parte appunto dalla Sicilia. Ma ci sono anche gli ultraCobas, l’ala intransigente dei sindacati, grillini esasperati, una frangia del celodurismo leghista, gli agricoltori Veneti delle quote latte mai saldate. Ma anche movimenti istituzionali dell’ultradestra, come CasaPound e Forza Nuova. Il leader di quest’ultima, Roberto Fiore, utilizza toni epici: «Questa rivolta passerà alla storia come la rivolta dell’Immacolata». 

Anche la controparte, in effetti, è pronta. Alessandro Pansa ha minacciato la tolleranza zero. Il garante per l’autotrasporto ha avvertito che «lo sciopero sarà consentito solo dalla mezzanotte di domani», e se ci saranno violazioni della legge «non esiterà ad applicare sanzioni». Maurizio Longo, leader di Trasportounito, avverte: «Tutto questo può essere ancora spento. Ma chiediamo di essere convocati dal governo. Altrimenti, prenderemo atto che un esecutivo dalla dubbia legittimità, che usa la forza anziché la ragione, non lascia alternativa possibile se non quella di essere affrontato in piazza». 

(Corriere della Sera)

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