L’Italia del bis Mondiale di Vittorio Pozzo

Dopo aver raccontato i Mondiali con le sue storie più particolari e i trionfi degli “altri”, passiamo a raccontare, a poco più di 10 giorni da Brasile 2014, della storia azzurra nella Coppa del Mondo. E lo facciamo partendo dagli albori, ossia dalle edizioni del ’34 e del ’38, che videro il trionfo dell’Italia di Vittorio Pozzo.

Assente nella prima edizione uruguaiana, vista l’onerosa trasferta, per il mondiale azzurro in tante boicottano, a partire proprio dai campioni in carica dell’Uruguay. L’Argen­tina invece, temendo che i suoi campioni, attratti dalle società italiane, non sarebbero più tornati, sceglie di in­viare una squadra piena di dilettanti. L’Inghilterra ovviamente snobba tutti, mentre sono le squadre dell’Est ad accettare, vedi Ungheria e Cecoslovacchia. L’ Italia accede al mondiale battendo per 4-0 la Grecia, ma in generale il suo calcio non entusiasma e non piace, soprattutto ai giornalisti. Tante le polemiche, anche per la gestione del gruppo da parte di Pozzo. Nell’undici ideale c’è il portiere Combi, la difesa composta da Monti, Ferraris IV e Bertolini, il terzino Allemandi, Ferrari e Meazza alla regia, in attacco Schiavio, mentre alle ali Orsi e Guaita. Si inizia con gli Stati Uniti, e il 7-1 però non placa le polemiche. A Firenze con le furie rosse spagnole, ma dopo una partita durissima, finita sull’1-1, si torna in campo il giorno dopo per la replica (così funzionava una volta). L’Italia vince ma l’arbitraggio è scandaloso ancora una volta, tanto che l’ar­bitro dell’incontro, il signor Mercet, verrà in seguito so­speso dalla Federcalcio svizzera per essere stato troppo “ac­condiscendente”. In semifinale c’è la fortissima Austria. Anche qui la rete del vantaggio fa discutere, visto che Meazza rana sul portiere, mentre Guaita segna la rete decisiva. In finale contro la Cecoslovacchia furono gli ospiti ad andare avanti, poi Orsi a 9 minuti dal termine riportò le cose in parità, prima della rete decisiva ai supplementari di Schiavio.

Quattro anni dopo in Francia ormai l’odore della guerra era forte, gli azzurri del regime fascista erano visti molto male, tanto che nella partita di esordio contro la Norvegia ben 10mila sono gli italiani scappati dal nostro Paese a fischiare sonoramente gli azzurri, rei di giocare per il regime. Pozzo trova nel triestino Colaussi il sostituto di Orsi, mentre al centro dell’at­tacco, dopo il ritiro di Schiavio, ecco Piola. Con i norvegesi finisce 2-1 ma solo dopo i supplementari. Il gruppo è nervoso, Pozzo accorda permessi finalmente e la squadra torna ad esprimersi al meglio. Contro la Francia è 3-1 con rete iniziale di Colaussi e doppietta del solito Piola, ma il passivo potrebbe essere anche più pesante. In semifinale con il Brasile è un trionfo, 2-1 con reti di Colaussi e Meazza, ma è in finale contro l’Ungheria che c’è il capolavoro: al 6′ Colaussi porta in vantaggio l’Italia, che viene rimontata da Tiktos, poi è Piola e ancora Colaussi ancora a riportarci avanti, Sarosi illude prima del poker di Piola che vuol dire seconda Coppa RImet di seguito. Una squadra che entra nella storia.

Finale dei Mondiali 1934

Finale del ’38

 

Roma, 1 giugno

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