Mondiale: Argentina di rigore sull’Olanda, è finale

Roma, 10 luglio 2014 – Dal San Paolo a San Paolo. Dopo 24 anni , l’Argentina chiude il cerchio e torna a riassaporare il gusto dolcissimo di una finale del Mondiale. A Napoli furono Caniggia e Goycoechea, che parò i tiri dal dischetto di Serena e Donadoni, a far piangere l’ Italia,  costretta ad archiviare amaramente l’estate delle notti magiche; ieri sera le lacrime erano invece tinte d’arancione, quelle degli oranje che sognavano di rifarsi dopo la sconfitta con la Spagna di 4 anni fa. Non riesce il miracolo a Louis van Gaal, che forse ha deciso di osare troppo poco e di affidarsi ai calci di rigore, già clementi nei quarti di finale. Invece l’eroe della notte di San Paolo è l’uomo meno atteso, quel Sergio Romero che ha fatto spesso disperare i propri tifosi – chiedere a quelli della Sampdoria – ed esultare gli avversari. Non stanotte. Due rigori parati su quattro, Olanda tradita dal migliore in campo (Vlaar) e da uno specialista come Sneijder. Serie impeccabile, invece, per i ragazzi di Sabella, che ora spera di recuperare Angel Di Maria, anche se sarà difficile, per l’ultimo atto del torneo.

Nell’ Olanda c’è de Jong a guidare i suoi, con Kuyt ormai calatosi alla perfezione nel ruolo di esterno del 3-5-2 e Sneijder sacrificato in un ruolo più di corsa che di genio. L’ex Inter gioca una partita estremamente disciplinata, negando a Biglia ogni possibile inserimento senza palla. Di Maria viene sostituito con l’inserimento dal primo minuto di Enzo Perez, largo a destra in un 4-4-2 che vedrà tanti cambi di posizione con Lavezzi, messo esterno sull’ altra fascia . L’Argentina ha il terrore di lasciare metri a Robben e per questo motivo tiene bloccati i terzini a formare un blocco difensivo granitico, al quale si aggiunge spesso Mascherano, iniziatore delle (rare) manovre albicelesti. Messi vuole sempre palla sui piedi, l’Olanda si chiude praticamente con due linee per frenare il primo possesso dell’ argentino, costretto a cercare gloria a 50-60 metri dalla porta. Una punizione al quarto d’ora potrebbe togliere il tappo alla partita ma Cillessen capisce le intenzioni del numero 10, aspettando il pallone sul suo palo e bloccando senza problemi.

La fase di non possesso degli Oranje è perfetta: Robben e van Persie si aprono e vanno in pressione con Wijnaldum e Sneijder, gli altri restano a protezione. Difficile, se non impossibile, sfondare in queste condizioni. Del resto l’Argentina non ci prova poi molto, frustrata in ogni tentativo di appoggio sulle punte dalla strepitosa gara in anticipo di De Vrij e Vlaar. Non ci sono brividi fino all’intervallo, quando van Gaal lascia negli spogliatoi Martins Indi, unica nota stonata nel pacchetto difensivo olandese. L’inserimento di Janmaat comporta una serie di spostamenti sulla scacchiera tattica arancione: Kuyt passa sulla sinistra, Blind va a fare il terzo centrale, il nuovo entrato si piazza a destra e al 13′ è strepitoso nel leggere un cross di Lavezzi per la testa di Higuain, anticipando sul più bello il centravanti del Napoli. Con De Jong stremato, al quale subentra Clasie, sono due i cambi “sprecati” in pochi minuti, e si capisce che non ci sarà gloria per Krul, l’eroe del quarto di finale. L’unica occasione argentina viene comunque vanificata dal guardalinee: la spaccata di Higuain tocca l’esterno della rete, anche se “el Pipita” non era in offside. La partita scorre via, un tacco di Sneijder la scuote di colpo al 90′: Robben segue la giocata del compagno, può calciare col prediletto mancino ma temporeggia troppo e quando tira, Mascherano alla disperata salva le speranze di finale dei suoi, mandando il match ai supplementari.

Huntelaar per Van Persie e Maxi Rodriguez per Lavezzi sono le mosse in avvio supplementare. Sabella vuole vincere nei 120′ più di quanto lo voglia van Gaal. Gli ingressi di Agüero e Palacio nel finale dei tempi regolamentari lo dimostrano e tocca proprio all’ interista la più grande palla-gol della serata: tocco sotto a metterlo a tu per tu con Cillessen, l’attaccante legge male l’uscita dell’olandese e prova il pallonetto di testa, regalando la sfera al portiere “oranje”. All’ ultimo minuto può diventare nuovamente la notte dell’Olanda: Janmaat pesca Kuyt ai 16 metri, destro respinto, calci di rigore.

I cambi oranje sono finiti con l’ingresso di Huntelaar, fra i pali olandesi si presenta dunque il portiere titolare e non Krul. Ma a fare la differenza sarà l’altro. Apre l’Olanda e manda sul dischetto Vlaar, autore di una gara monumentale: il tiro è brutale, il difensore calcia centralmente e Romero respinge il suo tiro. Messi porta avanti i suoi dopo una serata passata in sordina, poi segnano anche Robben e Garay. Tocca a Sneijder, che incrocia bene con il destro, ma non basta: “Chiquito” vola alla sua destra e dice no all’ex interista, offrendo ai compagni l’occasione giusta per allungare. Agüero non la spreca, Kuyt tiene vivi i suoi, ma il quarto rigore albiceleste di Maxi Rodriguez chiude i giochi: rigore non impeccabile ma molto potente, Cillessen tocca ma non riesce a deviarla, è la rete decisiva. L’ Argentina è in finale, contro la Germania. Appuntamento con la storia il 13 al Maracanà. Per gli olandesi e i padroni di casa del Brasile, è solo “finalina” per il terzo posto.

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