Soglia di attenzione, il pesce rosso batte l’uomo per 9 secondi a 8. Colpa della tecnologia

La nostra soglia di attenzione sta diminuendo e la tecnologia sta giocando un ruolo importante in tal senso. Solo per citare alcuni numeri, sembra che durante la giornata arriviamo a controllare più di 100 volte il nostro smartphone, cioè 6,8 volte ogni ora e 1 volta ogni 9 minuti. Dal computo delle ore, sono state escluse quelle in cui teoricamente stiamo dormendo, cioè circa 8 ore. Eppure, il gesto di controllare i nostri smartphone di ultima generazione o anche i tablet è diventato così comune che spesso nemmeno ci rendiamo conto di quanto abusiamo di tale pratica, anche solo per controllare che ore sono. Niente di male, per carità, se non fosse che appena li riponiamo in tasca, abbiamo già dimenticato che ore sono. A quanti di noi capita?

Detto questo, mai parole furono più profetiche, dunque. Albert Einstein infatti disse in tempi non sospetti: “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti“. Non solo, secondo il neuropsichiatra tedesco Manfred Spitzer, distruggerebbe, la tecnologia, il cervello dei nostri bambini.

Studio comparato – Negli ultimi tre anni la nostra soglia di attenzione si è ridotta di 4 secondi in soli 3 anni, tanto che un pesce rosso – sì, avete capito bene – sembra sia in grado di batterci da questo punto di vista. Solo nel 2010 tale soglia per l’uomo si attestava a 12 secondi, mentre nel 2013 eccola scendere a soli 8. E il nostro pesce rosso? Stabile a 9 secondi.

Social Media e marketing – Partiamo innanzitutto da un presupposto. Il livello di attenzione è “finito“, cioè vuol dire che questo diminuisce con il passare del tempo e in relazione al numero infinito di input a cui veniamo sottoposti durante l’arco di una giornata, di una settimana, di un mese etc. I messaggi pubblicitari influiscono pesantemente sui nostri comportamenti ogni giorno. Solo quelli riferiti a un particolare Brand (marchio) o in generale a un insieme di azioni di marketing, per esempio, possono arrivare a 5000 durante l’arco di una sola giornata. Il “bombardamento”, da questo punto di vista, produce un sovraccarico da informazioni (overload). Ancora un esempio: MailChimp dichiara, ad esempio, che più dell’85% delle email relative a marche o prodotti non vengono neppure aperte. Inconsciamente, il nostro cervello in questo modo combatte i raid giornalieri dovuti alla pubblicità e agli stimoli esterni, in considerazione del limite di cui sopra.

L’importanza dei Social Media – La pubblicità mirata che al contempo raggiunge il proprio target di riferimento è da alcuni anni oggetto di studio attraverso i social e quei media con cui si interfacciano gli utenti. La velocità di circolazione delle informazioni va di pari passo con la possibilità di condividere in tempo reale stati d’animo e situazioni attraverso foto o video. La nostra attenzione, insomma, è sempre più orientata a prendersi carico solo di ciò che ci interessa veramente. Di contro, sempre più i nostri interessi passano e vengono filtrati costantemente attraverso i motori di ricerca e il nostro modo di esprimerci. I social network da questo punto di vista sono stati dei precursori. L’interazione fra consumatori e aziende e sempre più legato alle esigenze specifiche degli utenti e la loro espressione in tempo reale, diretta e senza filtri. Da questo punto di vista, Medium, piattaforma blogging creata dai co-fondatori di Twitter Evan Williams e Biz Stone riferisce che i post legati a un tempo di lettura superiore ai 3 minuti, ottengono più visualizzazioni rispetto a quelli che richiedono un tempo, specialmente se questo tempo limite supera i 7 minuti.

Twitter – Nello specifico, i tweet corredati da immagini ottengono un numero di RT superiore del 150% a discapito di quelli che contengono solo parole, il cui valore si attesta al solo 18% Questo spiega perché molti aziende attraverso i loro canali utilizzino sempre più le immagini, se non addirittura contenuti video per rivelarsi al mondo con i loro prodotti.

InstagramUtilizzato dal 20% di chi accede a internet a livello globale è forse l’esempio più lampante di quanto di come le immagini aumentino il potenziale business di un’azienda. In Arabia Saudita l’aumento del suo utilizzo è cresciuto del 50%, in Tailandia del 48 e in Malesia e Indonesia del 43. Negli Stati Uniti lo utilizza 1 persona su 4. In Italia il 21% di chi naviga ha attivato un account. Una ricerca di Global Web Index specifica come – a livello demografico – tra uomini e donne l’utilizzo è sostanziale (51% vs 49%). La fetta più ampia è rappresentata dai ragazzi tra 16 e 24 anni costitui (41%).

Relazioni – All’interno della ricerca sono state considerate tutte quelle persone che hanno una particolare predisposizione a interagire attraverso il web con i brand: da questo punto di vista, almeno il 50% ha interagito con un’azienda attraverso questo canale nell’ultimo mese, contro il 30% della media degli utenti internet. Non solo: 1 utente Instagram su 3 dichiara di aver scoperto un brand o un prodotto proprio grazie a condivisioni online, e 2 su 3 seguono costantemente ile loro marche preferite. Il successo di Instagram è strettamente legato alla piattaforma su cui questo si basa, fatta di contenuti “snackable” (perché fruibili in mobilità, in pochissimo tempo, e pensati per essere condivisi su più canali) – rappresenta oltremodo un’ulteriore opportunità per marche e aziende in generale: naturalmente, il successo sta tutto nel tipo di rapporto che queste vogliono instaurare con le rispettive community. Il segreto è generare interesse, perché il cliente continui a seguire e a interagire nella community di cui fa parte.

Detto questo, siamo o no schiavi della tecnologia come preannunciato da Albert Einstein? Guardate questo video e fateci sapere cosa ne pensate.

9 novembre 2014

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