Scandalo Mafia, il ministro Poletti a Repubblica: “Io tradito da quella cena”

“Caro direttore, nell’articolo pubblicato ieri su questo quotidiano, Roberto Saviano mi invita a spiegare la mia presenza ad una cena organizzata nel 2010 dalla cooperativa 29 giugno. Rispondo subito – in un momento in cui provo rabbia, amarezza, delusione – perchè sento il dovere di rassicurare i cittadini italiani. Il solo fatto di vedere il mio nome associato a queste indecenze mi fa star male”. Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in una lettera a Repubblica. “Come presidente di Legacoop ho partecipato sempre alle iniziative ed alle assemblee delle cooperative aderenti cui venivo invitato. “Era dunque assolutamente normale che partecipassi alla cena organizzata dalla cooperativa sociale 29 giugno, che aveva per obiettivo il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e delle persone più deboli. Un’esperienza che nel mondo cooperativo era considerata un esempio positivo di intervento per combattere le situazioni di fragilità e di disagio sociale”.

Quando si vive in questo mondo e si vede come lavorano le cooperative sociali, non si pensa che possano esistere comportamenti come quelli che oggi vengono alla luce. Questa – scrive il ministro – è la risposta che mi sento di dare agli interrogativi sollevati da Saviano”.

“Leggendo le notizie relative all’inchiesta sono sconcertato ed amareggiato. Provo grande rabbia e mi sento tradito. Tradito perché sento che sono stati feriti i principi ed i valori in cui credo e per i quali mi sono impegnato per una vita. Comportamenti come quelli che vengono delineati dalle notizie di questi giorni sono inconcepibili ed inammissibili da parte di chi, scelto dai soci come presidente della loro cooperativa, ne tradisce la fiducia e lede gravemente la credibilità di tutte le cooperative sociali che svolgono un’attività preziosa a sostegno delle persone più deboli”.

5 dicembre 2014 

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