Quando un falegname decise di investire sul matto…ncino!

Quando un falegname decise di investire sul mattoncino, non pensava di certo che avrebbe dato via al gioco più ingegnoso di tutti i tempi e senza tempo: i lego

I mitici mattoncini colorati sono ancora il giocattolo preferito dai bambini, tanto che in un momento storico dove molte aziende fanno fatica a rimanere a galla, La Lego non solo resiste, ma addirittura quadruplica le proprie vendite rispetto a dieci anni fa, garantendo all’azienda, nel solo 2013, un utile netto del 9%, toccando gli 820 milioni di euro, con vendite complessive pari a 3,4 miliardi di euro.

Nati dall’idea di un falegname di Billund, Ole Kirk Christiansen nel 1916, quindi, non solo i famosi mattoncini si sono rivelati una scelta vincente perché capaci di stimolare la fantasia e l’ingegno, ma si sono trasformati nel corso del tempo in una vera e propria miniera ‘doro. L’azienda, infatti, fra due anni compirà il suo centesimo anno di età, traguardo di cui poche aziende possono fregiarsi; in un mercato sempre più globale la perdita improvvisa o comunque inaspettata di competitività è cosa di tutti i giorni, pure se il mercato in questione è quello del giocattolo, dove La Lego deve vedersela con avversari di tutto rispetto come ad esempio La Mattel.

Come si mantiene quindi la competitività, così da sopravvivere alle turbolenze più o meno violente dei mercati? Secondo il direttore amministrativo Jorgen Vig Knudstorp “il segreto dell’azienda va ricercato nella capacità degli sviluppatori di capire approfonditamente le esigenze dei bambini e degli adulti”, che continuano a giocarci facendo del lego un vero e proprio oggetto da collezione. “Chi più, chi meno, almeno una volta nella sua vita ha rovesciato i mitici mattoncini sul proprio tappeto per poi dar vita alle innumerevoli creazioni uscite dalla mente degli ingegneri della casa danese, oppure ad opere del tutto personali ed elaborate”, dice convinto l’amministratore delegato della Lego.

Soddisfare il target degli adulti, insomma, pare sia elemento imprescindibile, perché è grazie agli adulti che con il tempo si sono potuti sviluppare set sempre più avanzati, rendendo il lego un gioco praticamente senza età. Detto ciò, però, la spiegazione fornita da Knudstorp non è l’unica con cui giustificare il successo di cui stiamo parlando, perché senza l’apertura ai mercati asiatici e ai prodotti basati sulle saghe di Guerre Stellari o Harry Potter, tutto ciò non sarebbe stato possibile, ivi compreso il ritorno alle origini, con la vendita dei parchi di divertimento “Legoland” e un attenta politica nella riduzione dei costi senza per queste scadere nella qualità del prodotto. Non per niente è proprio grazie ai mercati asiatici che si sono potute registrare crescite a doppia cifra, in considerazione di una risposta sempre più rapida agli stimoli innovativi provenienti dal resto del mondo di questo particolare bacino di utenza. Una scommessa che ha reso l’azienda di Billund sempre più audace, tanto che, il primo Febbraio 2014, è uscito nelle sale anche un il “The Lego Movie”, un film in cui i protagonisti e la storia appartengono al mondo magico dei mattoncini colorati e questo tutto grazie ai potenti mezzi della computer grafica. L’impatto al box office americano è stato più che positivo e l’azienda non vede l’ora di poter verificare come quest’ennesima scelta impatterà sulle vendite future.

Nel frattempo, in attesa dei risultati complessivi l’azienda, che non è mai doma, è alle prese con la creazione di centri di reclutamento tra i fruitori più talentuosi delle mitiche costruzioni, avendo individuato in un paese immenso come la Cina un bacino di possibili candidati praticamente inesauribile.

O Quasi.

 

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