Gianni Versace, uno dei più grandi stilisti, assassinato il 15 luglio 1997


Gianni Versace, nato a Reggio Calabria il 2 dicembre 1946 e morto il 15 luglio 1997, è stato uno stilista di fama mondiale, fondatore di una delle più rinomate case di abbigliamento italiane. La sua passione per la moda iniziò quando era ancora piccolo, lavorando nell’atelier della madre, sarta di professione, situato in Via Tommaso Gulli n°13.

Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia”.
(Gianni Versace, 1992)

Gianni Versace. 2

 

Da ragazzo si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare come disegnatore di abiti e creò le sue prime collezioni per Genny, Complice e Callaghan. Nel frattempo iniziò a collaborare anche con diversi fotografi e teatri e nel 1982 riuscì a vincere l’Occhio d’Oro come Migliore stilista 1982-1983 collezione autunno/inverno donna.

In quegli anni definì il suo stile, inserì elementi metallici, considerati un must della sua produzione, nei suoi modelli. Nel 1986 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga gli conferì il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana. Gianni Versace divenne così uno dei grandi nomi della moda italiana e i suoi modelli fecero il giro del mondo nelle sfilate più importanti, da Parigi a Londra, da Milano a New York. Per lui sfilarono le modelle più belle e richieste, come Naomi Campbell, Linda Evangelista e Claudia Schiffer.

Gianni Versace supermodelle

Nel 1991 fu messo in commercio il profumo Versus e due anni più tardi, nel 1993, il Consiglio degli stilisti d’America gli assegnò l’Oscar americano per la moda. Nel 1995 Versus divenne la linea giovane di casa Versace e debuttò a New York. Sempre nel 1995 la sua maison decise di finanziare la mostra dell’Alta Moda organizzata dal Metropolitan Museum of Art e quella dedicata alla carriera di Richard Avedon, fotografo con cui collaborò varie volte negli anni, pubblicando un volume con le immagini più belle delle campagne pubblicitarie di Versace, culmine del sodalizio tra i due.

Molto legato al mondo della musica e amico di numerose celebrità, utilizzò per ben tre volte Madonna come testimonial delle sue campagne pubblicitarie e collaborò in stretto contatto con Elton John per aiutare la Fondazione di ricerca sull’Aids del cantautore.

Fino alla sua morte si legò sentimentalmente allo stilista ed ex modello Antonio D’Amico, con cui convisse a Miami nella grande casa acquistata nel 1992 per 10 milioni di dollari e sulla quale investitì più di 33 milioni di dollari per la ristrutturazione.

Poi la tragedia. Il 15 luglio 1997 lo stilista venne assassinato sugli scalini della sua abitazione con due colpi alla nuca da Andrew Cunanan, serial Killer ricercato da tempo. Un delitto che paralizzò gli Stati Unitie il resto del mondo dato che Versace era considerato idolo della moda. Gianni Versace venne assassinato poco prima delle 9, le 15 ora italiana, sui gradini della sua villa, da un giovane che gli si avvicinò, estrasse la pistola e gli sparò. Alcune persone che assistettero alla scena dichiararono di aver visto lo stilista piombare a terra in una pozza di sangue e il giovane guardarlo con indifferenza, per poi sparargli di nuovo prima di andarsene.

Gli agenti provarono a soccorrerlo e a rianimarlo, per qualche attimo il suo corpo cominciò a tremare, ma poi, in breve tempo, si irrigidì. Nonostante il tempestivo intervento degli infermieri, le speranze apparvero immediatamente poche. Il neurochirurgo Villanueva non ebbe nemmeno la possibilità di operare:

Il suo cuore batteva ancora, gli infermieri hanno lottato disperatamente per salvarlo. È spirato sul letto operatorio alle 9:15. Non ho più registrato attività neurologiche, il cervello si è spento”.
(archiviostorico.corriere.it)

L’ FBI arrivò a dichiarare quanto segue.

Non si è trattato di una rapina, Gianni Versace è stato preso di mira da qualcuno, tanto che è caduta l’ipotesi di un omicidio occasionale, che ha fatto largo quella di omicidio premeditato, forse una vendetta personale o un’esecuzione di stampo mafioso“.

Ma poi si procedette con l’arresto di Andrew Cunanan e il caso venne chiuso in poco tempo.

Antonio D’Amico non è mai stato d’accordo con la decisione di non andare avanti le indagini e in un’intervista ha dichiarato:

Non ho mai creduto alla tesi del mitomane. Cunanan, che né io né Gianni avevamo mai visto, ha agito su indicazioni altrui. In più il caso è stato chiuso troppo in fretta, gli americani volevano togliersi la patata bollente e la famiglia ha accettato la loro versione. Fosse stato per me, sarei andato avanti. Ma io, per la legge, non ero nessuno”.
(Antonio D’Amico a Gente)

Negli anni si è più volte accostata la ‘Ndrangheta a Gianni Versace e alla sua famiglia, ma quest’ultima ha sempre affermato di diffidare da tali notizie, pronta a perseguire giuridicamente chiunque provasse a infangare la memoria del defunto.

Di lui, l’amico Franco Zeffirelli ha detto:

“Con la morte di Versace l’Italia e il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività”.
(Wikipedia)

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