Intolleranza al glutine, ADI: “Fondamentale la corretta informazione dietetica”


Dopo il mese delle intolleranze al glutine ADI traccia un primo bilancio della campagna e introduce nuovi spunti di riflessione dall’ultimo Digestive Disease Week (DDW) di Washington

A pochi giorni dalla fine del mese dedicato alla sensibilizzazione sull’intolleranza al glutine, l’ADI – Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, traccia un primo bilancio dell’iniziativa, nata in collaborazione con Schär, e introduce nuovi spunti di riflessione sui trattamenti terapeutici dall’ultimo DDW (Digestive Disease Week), il più grande congresso di gastroenterologia e nutrizione americano, a cui alcuni esperti ADI hanno preso parte.

Durante il mese di giugno 310 farmacie hanno aderito alla campagna di sensibilizzazione sulle intolleranze al glutine, ospitando gli incontri tra gli esperti ADI e la popolazione per consulti nutrizionali e informativi.“Le domande più frequenti rivolte agli specialisti medici e dietisti, impegnati nella campagna hanno dimostrato quanto fondamentale siano la corretta informazione e il counseling dietetico operato da un Dietista con competenze specialistiche sulla malattia sia direttamente nei confronti dei pazienti che nei confronti dei genitori di bambini celiaci” commenta Antonio Caretto, presidente ADI. “La maggior parte dei partecipanti ha infatti sollevato dubbi su come arrivare alla diagnosi, sugli esami da effettuare, sulle figure mediche da consultare e soprattutto sulla possibilità di concedersi ogni tanto qualche strappo nella dieta”.

ADI, sottolinea pertanto come le incertezze correlate a questo genere di disturbi siano aumentate in sintonia a un reale incremento della “sensibilità al glutine”(NCGS) e della malattia celiaca fino a 4 volte, probabilmente legata a un aumentato consumo di grano, a una modificazione della qualità del frumento e del glutine presente, nonché all’aumentato impiego del glutine dalla food industry come additivo o come riempitivo e da un notevole miglioramento delle tecniche diagnostiche che hanno permesso di fare chiarezza nel disordine generale.

“E’ importante essere al corrente che grazie ad apposti test clinici oggi è infatti possibile risalire alla natura dei disturbi e quindi individuare se si tratta di celiachia, di NCGS, oppure altra “intolleranza alimentare” dichiara Massimo Vincenzi, medico gastroenterologo e membro di ADI. “Le intolleranze al lattosio, al fruttosio o al sorbitolo possono essere per esempio indagate con particolari test, definiti breath test. Mentre altri come il Vega test, il Cytotest, privi di alcuna validazione scientifica, sono stati proposti per saggiare presunte intolleranze alimentari soprattutto nel campo del sovrappeso-obesità, ma non hanno mai ricevuto l’imprimatur della scienza ufficiale”.

Considerata la somiglianza di alcuni sintomi che legano la celiachia al resto dei disturbi la maggioranza delle persone tende a fare confusione e a ricorrere a delle autodiagnosi affrettate e  scorrette, ADI pertanto ricorda come sia fondamentale rivolgersi al personale sanitario competente e soprattutto non lasciarsi tentare dalle false mode delle diete gluten free, con la convinzione che l’eliminazione del glutine dalla dieta possa migliorare lo stato di salute e favorire la perdita di peso.

“La terapia da applicare” sottolinea Vincenzi “resta essenzialmente quella dietetica, che si tratti di disordini, intolleranze o celiachia”. “Gli esperti statunitensi” spiega Vincenzi “sono comunque sempre più interessati a
sviluppare terapie non dietetiche come l’assunzione del farmaco larazotide acetato, un peptide che modula le tight junction intestinali. Questo farmaco ha dimostrato, infatti, in uno studio randomizzato controllato con placebo, di poter ridurre sia sintomi gastrointestinali (GI) che sintomi non-GI in pazienti accidentalmente esposti all’assunzione glutine”.

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