L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto 1944 per mano dei nazisti

Era il 12 agosto 1944 quando si verificò l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (considerato crimine contro l’umanità), paese qualificato dai tedeschi come zona bianca (adatta ad accogliere gli sfollati). Nazisti e fascisti collaborazionisti in circa tre ore uccisero 560 persone, principalmente donne, bambini e anziani.

Prima dell’arrivo delle SS e dei fascisti gli uomini si nascosero nei boschi per non essere deportati, mentre donne, bambini e anziani restarono nelle loro abitazioni convinti di essere al sicuro, ignari di quello che sarebbe successo di lì a poco: tutti uccisi da bombe a mano e da colpi di mitra.

Secondo la Procura Militare di La Spezia l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema  deve essere considerato un atto terroristico premeditato, che ebbe come obiettivo lo sterminio della popolazione per evitare ogni collegamento possibile tra popolazioni civili e partigiani della zona.

Il processo causò la condanna all’ergastolo per dieci ex componenti delle SS. Importante il lavoro investigativo svolto nella prima fase del processo, che portò alle testimonianze di due ex SS, di alcuni superstiti. Altrettanto importante la scoperta, avvenuta nel 1944, “dell’Armadio della vergogna”, così chiamato perché nascondeva più di 40 documenti riguardanti le stragi nazifasciste avvenute in Italia nel secondo dopoguerra.

Nel 2007 la Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Sommer e per i sottufficiali Gropler e Rauch. Nel 2012, invece, la Procura di Stoccarda ha archiviato l’inchiesta affermando l’impossibilità di stabilire il numero esatto delle vittime e l’effettiva partecipazione degli imputati alla strage: “Non è possibile, insomma, accertare con sicurezza che la strage sia stata un atto programmato ed un’azione di rappresaglia nei confronti della popolazione civile – erano normali azioni di guerra. Non solo: secondo la Procura è anche possibile che l’obiettivo perseguito dalle truppe tedesche fosse la lotta ai partigiani presenti nella zona e la cattura di uomini da deportare in Germania per compiere lavori forzati. La fucilazione dei civili avrebbe potuto essere stata decisa solo dopo la constatazione che gli obiettivi originari dell’azione militare tedesca non erano stati raggiunti”.

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