Droga e Islam, la seconda via del terrorismo passa attraverso lo spaccio


Droga e Islam, la seconda via del terrorismo passa attraverso lo spaccio. Dalla proibizione imposta nel Corano a strumento di conquista dell’occidente

Arrestato e denunciato per possesso di droga e propaganda propaganda di idee fondate sulla discriminazione e l’odio razziale, etnico e religioso. Stiamo parlando di B.S.J, il 24 enne intervistato all’interno della trasmissione Quinta Colonna, programma condotto da Paolo Del Debbio. Il giovane ha attirato su di sé l’interesse degli inquirenti dopo aver più di una volta sottolineato e giustificato gli attentati di gennaio alla sede di Charlie Hebdo all’interno di un intervista, rilasciata a uno degli inviati del focoso giornalista toscano. I documenti rinvenuti all’interno dell’abitazione del ragazzo, sita nel quartiere di Centocelle, sono ora al vaglio degli inquirenti, i quali dovranno dimostrare la fondatezza delle accuse mossegli.

Una vicenda tutta da decifrare ma che offre allo stesso tempo uno spunto di riflessione, perché di fatto droga e islam non sono agli antipodi ma, anzi in commistione, per quel che concerne la finalità data alla prima nel corso del tempo dai fondamentalisti. Sia ben chiaro, nel Corano l’utilizzo della droga viene condannato, come viene condannato il consumo di alcol e tutte quelle sostanze che alterano lo stato della mente. Appunto, il consumo, perché una guerra va comunque finanziata e questo non avviene certo con delle donazioni. Allora la droga diventa un mezzo – potete leggere qui come – , uno strumento per tale finalità, perché la droga viene scambiata con le armi e le armi sono per esempio i Kalasnikov con cui è stata perpetrata la strage del Bataclan.

“Dio maledice il vino e l’alcool, e così anche le persone che li producono, li bevono, li portano, li ricevono, li vendono, li comprano, e chi ne versa” (Fonte – Droga e alcool nell’Islam di Hanaà El Hachimy)

Ma quanto del mondo sommerso dello spaccio della Capitale arriva poi a finanziare lo strumento di morte dell’Isis? Difficile quantificare nello specifico è quasi impossibile, ma un rapporto del Censis dice che lo spaccio di droga rappresenta il 43,4% dei reati consumati nella Capitale, a fronte di una media nazionale del 3,3%. Il consumo di droga finanzia il regime di paura a cui ci costringe il terrorismo. Finanziamo la nostra pausa, finanziamo morte. Quando compriamo una dose, stiamo potenzialmente armando l’Isis. Quindi non ci lamentiamo se poi la nostra percezione della sicurezza diminuisce e camminare lungo le vie di Roma diventa pericoloso. Lo cerchiamo. Semplicemente, lo vogliamo.

 

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