Tanti auguri Giorgio Lotti. Il noto fotoreporter è nato il 14 gennaio 1937

È nato a Milano il 14 gennaio 1937 Giorgio Lotti, noto fotoreporter conosciuto a livello internazionale

È nato a Milano il 14 gennaio 1937 Giorgio Lotti, noto fotoreporter nazionale e internazionale, professionista che lavora nel settore – il suo sogno, come raccontò lui stesso, era ben diverso visto che doveva diventare disegnatore di gioielli – dal lontano 1954, anno in cui iniziò a collaborare come free-lance per giornali come Milano Sera, La Notte, Il Mondo, Settimo giorno, Paris Match.

Nel decennio successivo, precisamente nel 1964, entrò a far parte dello staff di “Epoca” e lì, mentre completò gli studi Oltreoceano, lavorò fino alla chiusura del giornale stesso, che avvenne nel 1997. La sua esperienza, però, non si fermò perché fino al 2002 lavorò per Panorama.

A spingerlo verso questa carriera fu la madre e lui seguendo il consiglio non poté che darle ragione visto che alcune sue immagini sono conservate nei musei americani, di Tokio, Pechino, al Royal Vìctoria Albert
Museum di Londra, al Cabinet des Estampes di Parigi, al Centro Studi dell’università di Parma, alla
Galleria Civica di Modena.

Tanti i lavori da lui pubblicati, da libri di fotografie a opere esposte in musei internazionali (Venezia muore, 1970;Il Duomo Avvelenato, Firenze 1966,  , e sicuramente la sua foto più conosciuta è quella che riuscì a scattare nel 1973 a Zhou en Lai, primo ministro cinese, che poi fece di quello scatto il suo ritratto ufficiale. Lui stesso descrisse l’occasione in cui scattò la foto:

“Il mio pensiero era come riuscire a comunicare, la fortuna volle che Zhou en Lai avesse studiato in Francia e conoscesse alla perfezione il francese. Quando arrivai al suo cospetto mentre gli chiedevo di poter fare un ritratto lo invitai ad accomodarsi su una poltrona. Sapevo di avere la possibilità di un solo scatto come da cultura cinese. Il primo ministro accettò di farsi fotografare ma  non essendo molto convinto della prima fotografia gli chiesi la possibilità di scattarne un’altra. Il quel momento il suo assistente gli comunicò che in sala lo stavano aspettando e lui tolse lo sguardo dall’obbiettivo per guardare lontano. Così nacque il ritratto”. (varesenews)

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