Giosuè Carducci moriva il 16 febbraio 1907


Giosuè Carducci, (Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci) nacque a Valdicastello, in Toscana, il 27 luglio 1835 e ancora oggi è ricordato come uno dei massimi poeti italiani. Figlio di Michele Carducci e Ildegonda, sin da piccolo mostrò la sua passione patriottica, che ereditò dal padre, ma in lui, come in tanti altri autori dell’epoca, vinceva il senso di impotenza nei confronti della situazione politica.

Si trasferì prima a Firenze, dove iniziò a studiare a 14 anni, poi a Pisa, città in cui si laureò in Lettere. Seguì l’insegnamento: Carducci ottenne una cattedra nel ginnasio di San Miniato al Tedesco e nel frattempo scrisse e collaborò con un editore. Sposò Elvira Menicucci, con la quale ebbe cinque figli (Francesco morì a pochi giorni dalla nascita) e nel 1860 gli fu proposta la cattedra di letteratura italiana presso l’università di Bologna. Un’offerta che lui accettò e che gli permise di insegnare in quell’edificio dal 1860 al 1904.

Intorno al 1870 iniziò uno scambio epistolare con Carolina Cristofori Piva, poi questa sfociò in una vera e propria relazione dopo il loro incontro e non fu la sua unica storia extraconiugale visto che ne seguì una seconda nel dopoguerra.

Raggiunse la fama, scrisse “Rime Nuove” e “Odi barbara” e proseguì con le selezioni. Verso la fine del secolo iniziò anche la propria avvenuta in Senato e cercò di battersi sui temi riguardanti scuola e insegnanti.

Gli ultimi anni di vita non gli risparmiarono sofferenze e, infatti, dovette fare i conti con una paralisi che per mesi gli impedì di usare correttamente le articolazioni, impedendogli anche di scrivere. Proprio i problemi di salute lo portarono a lasciare la cattedra nel 1904 e a non ritirare il Premio Nobel per la letteratura nel 1906. Morì a Bologna il 16 febbraio 1907.

Social

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here