La capanna dello zio Tom, il romanzo di Harriet Beecher Stowe pubblicato il 20 marzo 1852


Era il 20 marzo 1852 quando fu pubblicato il romanzo “La capanna dello zio Tom”, scritto da Harriet Beecher Stowe, che volle denunciare il problema della schiavitù negli Stati Uniti. Pubblicato in seguito a un atto legislativo promulgato nel 1850, il Fugitive Slave Law,, attraverso il quale si decretava come un dovere la denuncia degli schiavi fuggiti e la restituzione ai proprietari, il romanzo fu un best-seller del XIX secolo e fu importante anche per la causa abolizionista.

LA TRAMA – La capanna dello zio Tom narra le vicende di Tom, uno schiavo nero che dopo essere stato al servizio di Arthur Shelby, uomo di cui era considerato il braccio destro, si vede venduto a un mercante di schiavi insieme al piccolo Henry, bambino di cinque anni e figlio di due mulatti che poi riescono a fuggire. Lui, al contrario, si lascia mettere le catene perché capisce la necessità del suo padrone e perché “se non vende me, dovrà vendere tutti gli altri e tutto andrà in rovina”.

Sul piroscafo sul quale viaggia conosce Eva e il padre Augustine, un proprietario terriero e quando la priccola cade in acqua è proprio lui a buttarsi in acqua e a salvarla e a guadagnarsi la riconoscenza del padre, pronto a portarlo con sé. Ma la piccola muore poco dopo e Augustine viene ucciso durante una rissa, causando la vendita di Toma a un proprietario di piantagioni che vuole fare di lui un aguzzino. È questo il motivo per cui viene decisa la sua morte. Nel frattempo George Welby, il figlio di Arthur, mantiene la sua promessa e riesce a trovarlo per poterlo comprare e riportare a casa, ma lo schiavo non ha la possibilità di tornarci dato che muore.

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