Autunno in letargo: come accompagnare i bambini nella fase dell’addormentamento

ROMA – Tutti i genitori, in particolare le mamme per via dell’allattamento, quando nasce un bebè, si trovano alle prese con notti insonni e giornate scandite dai bisogni del neonato, finché il bambino non trova un ritmo sonno veglia interno. Con la svezzamento la situazione dovrebbe migliorare, ma non sempre è così, fin quando il piccolo non riesce a trovare un equilibrio, si può￲ vivere un periodo particolarmente difficile perché la perdita di sonno, dovuta ai continui risvegli o a intere ore trascorse in piedi durante la notte può￲ essere fonte di frustrazione e affaticamento fisico, portando, conseguentemente, a vivere la stessa genitorialità in modo ambivalente.

Pensiamo agli adulti che lavoro e che si devono dividere tra famiglia e vita professionale e allo stesso rapporto di coppia, che spesso viene compromesso a causa della piacevole ma a volte ingombrante invasione di una terza figura. Infatti, per sopravvivenza o per un bisogno di vicinanza, il bambino viene infilato nel lettone e, non sempre, è facile riportarlo nella sua stanza.
Una volta superata questa fase iniziale, che può￲ durare anche qualche anno, non è detto che vada sempre tutto in modo lineare. La fase del sonno è un momento molto importante per un bambino perché gli serve per ricaricare le energie, ma può essere anche molto delicata, perché costellata da fantasie e paure che vanno sempre tenute in considerazione.

Innanzitutto non dimentichiamo che per i bambini andare a dormire significa interrompere tutta una serie di attività piacevoli per dar spazio a una fase statica della propria giornata e, ancor più frustrante, separarsi dai propri genitori, per questo tendono a prolungare la fase della veglia facendo innumerevoli capricci prima di andare a letto. Inoltre, il buio attiva tutta una serie di paure che emergono durante la notte, dando spazio a fantasie spesso terrifiche che prendono vita e spaventano la quiete del bambino. Non dimentichiamo che il sonno può￲ essere anche un indicatore dello stato emotivo di un bambino; quando ci si accorge che il proprio figlio è inquieto mentre dorme o hai il sonno frammentato o addirittura ricompare l’enuresi, è bene accendere una lampadina e chiedersi cosa sta accadendo.

Allora cosa si può￲ fare per accompagnare il bambino nella fase del sonno?

Per prima cosa creare un ambiente confortevole e accogliente che il bambino possa vivere come uno spazio proprio, magari stimolando a trascorrere del tempo nella stanza anche di giorno, in modo che la senta un luogo familiare, quasi come fosse una tana. Inoltre, potrebbe essere utile creare dei rituali da ripetere ogni sera e che si possano condividere, in modo da accompagnare il momento della separazione: tisana della notte, lavarsi i denti, lettura di un libro, etc…
Molti utilizzano anche un oggetto transizionale che possa alleggerire questo passaggio, un amico del sonno, una copertina, un lenzuolo o qualsiasi cosa venga investita dal bambino da una connotazione affettiva.

La ripetizione quotidiana degli stessi gesti permette di dare ordine fuori e dentro di sé, ha la funzione di sedare l’ansia ed è rassicurante. Non sempre è facile tollerare i capricci del proprio figlio, ma è importante essere fermi e determinati, ma mai rigidi, senza dimenticare che le paure vanno sempre rispettate e quindi accolte, finché il bambino raggiunga un equilibrio emotivo tale da far tollerare anche i mostri che animano la notte.

Fonte: Dire.it

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