70esimo anniversario Manifesto Indipendenza Marocco, intervista al Console


Roma, 11 gennaio –  In occasione della celebrazione del 70esimo anniversario della pubblicazione del Manifesto d’Indipendenza del Marocco dalla Francia, la comunità marocchina si è riunita oggi nella sede della  sala consiliare dell’ex VI Municipio, in presenza del Console del Marocco, Basri e di numerosi esponenti della comunità marocchina di Roma. Ospite per l’occasione anche il Consigliere del V Municipio, Luca Arioli (APN), invitato come rappresentante del Centro Destra che si impegna a dimostrare l’importanza dell’integrazione sociale. «La mia presenza qui oggi – spiega Arioli – vuole dimostrare come il Centro Destra non sia razzista ma riconosca il valore e l’importanza dell’integrazione e della presenza di comunità come quella marocchina nel nostro Paese». «Importante – continua Arioli – precisare come tutti noi siamo sempre felici della presenza di persone che arrivano nel nostro Paese con l’intenzione di integrarsi, cercare un lavoro e condurre una vita normale, diversamente ci opponiamo all’idea dell’immigrazione finalizzata al delinquere, senza alcun intento positivo».

La Storia. Il colonialismo francese risale all’inizio del XX secolo quando iniziano le prime penetrazioni di tipo commerciale delle potenze europee, Francia e Gran Bretagna per prime. Dopo alcuni anni di crisi e diatribe fra Francia e Germania, a cui si affiancarono anni di insurrezione del Marocco, si arrivò,  il 30 marzo 1912 al  trattato di Fez, con il quale il sultano alawita ‘Abd al-Hafīz accettò di riconoscere la condizione di protettorato del Marocco: il regno diventava a tutti gli effetti una colonia francese.

Il trattato fu come un segnale di via libera all’insediamento di decine di migliaia di francesi: in breve tempo fondarono numerose nouvelle villes e sotto le direttive del governatore Lyautey, furono costruite strade, ferrovie e acquedotti. Ebbe luogo anche la riorganizzazione amministrativa del Paese che, pur sempre politicamente unito, fu diviso in tre regioni d’influenza: il protettorato francese, governato da Rabat, dove risiedeva il sultano; il Marocco spagnolo, protettorato con capoluogo Tétouan, dove risiedeva un califfo nominato dal sultano; Tangeri, città internazionale. Iniziò un periodo di rivolte e susseguenti repressioni delle autorità francesi, che ottennero il controllo delle città ma non delle campagne.

Nel 1944 fu fondato il partito nazionalista Istiqlal, il cui programma puntava esplicitamente all’indipendenza del paese dalla Francia; il partito ottenne il sostegno della componente araba della società marocchina e del sultano, che per questo nel 1953 fu obbligato a lasciare il paese. Al termine della guerra, il partito Istiqlal chiese agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna l’appoggio per la causa indipendentista. La Francia, impegnata nelle crisi d’Algeria e d’Indocina, cercò di arrivare a una soluzione negoziale: vi si arrivò nel 1956 con il riconoscimento franco-spagnolo dell’indipendenza del Marocco.

Ad oggi, dopo 70 anni dalla pubblicazione del Manifesto, la comunità marocchina in Italia risulta ben integrata, anche se come precisa lo stesso Console Basri: «Tanto è stato fatto e tanto ancora si deve fare. È molto importante che le persone di nazionalità marocchina vengano maggiormente coinvolte nelle dinamiche del Paese, anche nella politica, perché solo in questo modo si possono capire e affrontare i veri problemi».

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