Claudio Abbado, una vita per la musica


Il 20 gennaio, si è spento a Bologna, all’età di 80 anni il Maestro Claudio Abbado, grandissimo direttore d’orchestra famoso in tutto il mondo. Moltissime persone si sono recate alla camera ardente del maestro per rendergli omaggio. Tra i presenti, c’erano anche il capo dello Stato e il Ministro della cultura, Renzo Piano e molti altri. Ovviamente non sono mancati tutti i musicisti che hanno collaborato con lui o con i quelli aveva un grande rapporto di amicizia. Con la sua scomparsa perdiamo uno dei maggiori rappresentanti del nostro patrimonio culturale. Anche se il Maestro ci ha lasciati, alla Scala resterà per sempre. Questo è il suo teatro, come disse anche Paolo Grassi, nel 1972, quando era sovraintendente del teatro La Scala: «La Scala è stato il teatro di Toscanini, di De Sabata, oggi è i teatro di Claudio Abbado, in Abbado si riassume il primo momento, la prima motivazione musicale di questo teatro oggi e io spero per molto tempo», e così è stato.
Alla Scala debuttò all’età di trentadue anni, dirigendo la seconda Sinfonia di Mahler, ed è rimasto per diciotto anni: dal 1968, quando fu nominato Direttore Musicale dell’Orchestra, fino al 1986, quando si è conclusa la sua lunga stagione come Direttore Musicale del Teatro.
Negli anni Settanta, Abbado era alla guida della Scala, tempio della musica colta, difficilmente accessibile da chi veniva da quartieri bassi della città. Il Maestro, invece, aprì le porte della Scala anche a quelli che non c’erano mai andati, a prezzi molto bassi; dedicò alcune rappresentazioni della stagione a studenti e operai. Lo scopo dell’iniziativa era quello di avvicinare alla musica e alla vita del Teatro anche le classi sociali meno abbienti, con proposte e agevolazioni. Il progetto, sviluppato sul modello di iniziative simili, comuni soprattutto nel nordeuropa, dura diversi anni a ha un successo notevole, numerosi musicisti di valore come Maurizio Pollini, offrono il loro appoggio. In un’intervista Abbado dice: «Penso che quello che abbiammo realizzato nelle varie città: a Milano, a Vienna, a Londra e a Berlino era sempre legato a quel momento speciale per cui nel ’68 a Milano era logico che si cercasse di aprire il discorso culturale a tutti, agli studenti, agli operai, tutti quanti potevano venire, o siamo andati noi stessi nelle fabbriche perchè era assurdo che il pubblico fosse soltanto un élite e basta». Maurizio Pollini, pianista eccezionale che non ha certo bisogno di presentazioni, ha deciso di rendere omaggio al suo collega e grandissimo amico, dedicandogli il concerto che ha fatto l’altra sera, il 22 gennaio, all’Auditorium Parco della Musica a Roma, un bellissimo omaggio sulle note della musica di Chopin e di Debussy.
Abbado aveva molto a cuore l’insegnamento della musica per tutti, è da lodare e da prendere come esemipo l’iniziativa dell‘Orchestra Simon Bolivar: nel 2005 a Caracas e all’Avana inizia a fare musica con questa particolare orchestra, la cui attività si inserisce nell’iniziativa portata avanti per 30 anni da José Antonio Abreu, in cui sono coinvolti 400.000 giovani musicisti, tanti dei quali provenienti dalle zone più povere, a cui è stata data la possibilità di ricevere degli strumenti musicali e un’adeguata educazione.
Fu proprio il direttore d’orchestra milanese a fondare, nel 1982, la Filarmonica della Scala, indirizzandola ai fasti attuali. Il Maestro ha sempre puntato sull’insegnamento e sulle capacità dei giovani, in un’intervista dichiarò: «si parla sempre dell’organizzazione di questa orchestra di giovani che ho fatto con grande entusiasmo. La filamronica della Scala è nata da quest’idea che ho avuto tanti anni fa, e lo stesso è stato poi a Vienna o a Londra e soprattutto a Berlino. A Berlino abbiamo rifatto l’orchestra, più di 70 musicisti sono entrati, è un’orchestra di giovani musicisti scelti tra i migliori in Europa, nel mondo. Lì non c’è nessuna barriera, si intendono benissimo, perchè il linguaggio musicale è il linguaggio più aperto, che si parli una lingua o un’altra non ha nessuna importanza, l’importante è capirsi, per questo io dico sempre l’importante è ascoltarsi, che poi è un principio di vita, ascoltare nella musica e ascoltarsi nella vita. Io credo bisogna avere fiducia in questi giovani, cercare di trasmettere il proprio pensiero per tramandarlo, ma allo stesso tempo apprendere dalle varie culture di questi giovani di varie nazioni, ci sono tanti aspetti nuovi, si impara insieme. Con questi giovani si possono sperimentare delle cose nuove, certo anche con i musicisti delle grandissime orchestre, però ci sono delle abitutini per cui delle cose nuove magari, delle volte, non si possono fare, non si possono realizzare, invece con i giovani puoi buttarti nel fuoco, puoi volare con loro perchè ad un certo punto ci credono ». L’idea della musica senza confini, un’unione di tante persone per rendere grande la musica…Abbado è stato a capo di alcune delle più grandi e celebri orchestre al mondo, come ad esempio i Wiener Philarmoniker e i Berliner Philarmoniker, delle quali è stato direttore artistico per anni. Dal 2003 è impegnato con la nuova orchestra del Festival di Lucerna la cui formazione è composta dalla Mahler Chamber Orchestra (un’ orchestra da camera nata nel 1997), da alcune prime parti dei Berliner Philarmoniker e dei Wiener Philarmoniker, da solisti di fama internazionale come il flautista Emmanuel Pahud, e la violoncellista Natalia Gutman.
Il nostro grande Abbado è stato anche un grande divulgatore di musica e cultura, ha portato nei teatri italiani, a partire dalla Scala di Milano, musica che non si conosceva affatto qui in Italia, come ad esempio le opere di Alban Berg, Igor Stravinskij, Arnold Schomberg, in precedenza raramente eseguiti. Alla Scala Claudio Abbado ha realizzato una serie impressionante di spettacoli che rimarranno nella memoria, ha lavorato con musicisti – autori e interpreti – più significativi del secondo Novecento, ha progettato e realizzato i cicli sinfonici e operistici che hanno gettato le basi di un repertorio senza confini di lingua, cultura, stili e idee. Egli aveva la coinvinzione che ogni confine è la morte della musica, ecco perchè fu un direttore senza confini, senza preconcetti, aperto al mondo. Oltre a tutta la grande musica che ci ha donato, la sua concezione artistica, il suo “testamento artistico” è probabilmente riportato nei dieci minuti di intervista con Fabio Fazio e Roberto Saviano, nella trasmissione “Vieni via con me” in merito ai tagli alla cultura. Riporto quanto detto dal Maestro in risposta alla domada di Fazio sul perchè sia sbagliato fare i tagli alla cultura:

1. la cultura arricchisce sempre
2. la cultura permette di superare tutti i limiti, chi ama la cultura desidera conoscere tutte le culture e quindi è contro il razzismo.
(Fazio chiede «è una frase che poi trova concretezza?» Abbado risponde «Si certamente, perchè quando abbiamo incominciato a lavorare ad esempio con la Mozart Orchestra, oppure con l’Ochestra di Lucerna, ci sono stati musicisti di ogni nazione dell’Europa, non c’è nessun limite, si fa musica insieme, si lavora insieme, e questo da anni»)
3. la cultura è contro la volgarità e permette di distinguere tra bene e male
4. La cultura è lo strumento per giudicare anche ci ci governa
5. la cultura è libertà di espressione e di parola
6. la cultura salva (sono stati la cultura e i miei figli che mi hanno aiutato a guarire dalla malattia, l’affetto e l’amore dei miei figli, l’affetto e l’amore che ho per la musica mi hanno aiutato moralmente, dal lato umano, mi sono stati vicini in un modo che non credevo fosse finita per me, sono ritornato a vivere)
7. con la cultura si sconfigge il disagio sociale delle persone
8. la cultura è il riscatto dalla povertà, (io da anni vado giù in Venezuela, Cuba, per lavorare con l’Orchestra Simon Bolivar che è stata creata da un grande uono Josè Antonio Abreu, un’orchestra che offre un’opportunità di futuro a 400.000 ragazzi. C’è l’orchestra dei bambini, dei ragazzi, dai 5 ai 25 anni, che anziché uccidere, delinquere, anziché morire, trovano nella musica una ragione e un futuro, perchè poi molti di questi diventano grandissimi musicisti.)
9. la cultura è far si che i nostri figli e i nipoti possano andare un giorno a teatro per poter vivere la magia della musica, (come mi è successo quando avevo sette anni che sono andato alla Scala con mio fratello, avevo sentito un concerto diretto da Antonio Guarnieri, un grande direttore che dirigeva i tre Notturni per orchestra di Debussy, e mi ricordo quando ho sentito questa musica dei Fete con le trombe, le arpe, ho pensato questa è una cosa magica, e il mio sogno è stato sempre quello di ricreare un giorno questa magia)
10.la cultura è un bene comune primario come l’acqua. I teatri, le biblioteche, i musei, i cinema, sono come tanti acquedotti
11. la cultura è come la vita e la vita è bella… Lunedì 27 gennaio, alle 18, nel Teatro della Scala, con sala vuota e porte aperte, l’orchestra Filarmonica eseguirà la marcia funebre tratto dalla Terza Sinfonia, Eroica, di Beethoven in memoria di Claudio Abbado. L’esecuzione, è affidata a Daniel Barenboim, direttore musicale della Scala, e verrà diffusa nella piazza.

Descrivere un grandissimo musicista come il maestro Claudio Abbado in poche righe non rende certo giustizia a tutte le cose straordinarie che ha fatto nei suoi anni di carriera. Vorrei riportare quanto ha scritto Saviano in un post su twitter: “Speriamo che non sia la solita Italia che piange, si dispera e poi dimentica”. Tutti, soprattutto i giovani di oggi, dovrebbero conoscere quest’uomo straordinario. Il pensiero che rivolgiamo a Claudio Abbado è il pensiero ogoglioso di tutto ciò che di vivo, grande e magnifico uno dei più grandi musicisti di ogni tempo ha lasciato in eredità. Grazie Maestro!!!


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