De Girolamo e Boccia, la tragicommedia delle larghe intese


Roma, 13 gennaio- Nunzia De Girolamo, berlusconiana di ferro (l’ex premier le inviava biglietti galanti durante le sedute in Parlamento) e Francesco Boccia, prodiano di ferro. Due opposti per eccellenza, ma si sa che gli opposti si attraggono. Si conoscono nel 2009 a Vedrò, una specie di club fondato da Enrico Letta, per amalgamare le voci giovanili della politica, si piacciono, nascono mormorii e sguardi sognanti. Nel 2011 si sposano in Comune, l’anno dopo nasce la figlia Gea. Larghe intese alla prova direbbe qualcuno, ma se funzionano in casa, figuriamoci in Parlamento. Lei con il Pdl approda alle Politiche agricole e forestali (anche se nessuno riesce a dimenticare come abbia scambiato le lontre per degli uccelli). Lui in Commissione Bilancio al Senato, strenuo difensore degli F35, utilizzabili per il salvataggio di vite umane e per lo spegnimento di incendi ( Boccia confondeva e confonde ancora elicotteri con cacciabombardieri). Poi arriva la decadenza di Berlusconi, si sfiora la crisi. La De Girolamo passa con Alfano e conserva lo scranno da ministro, Boccia carezza il vincitore Renzi, complimentandosi per le sue idee rinnovatrici. Berlusconi e Letta, entrambi traditi, entrambi infuriati. Finalmente il Natale, la coppia Pd-Pdl passa le vacanze alle Maldive, in barba ai forconi che gelano nei presidi. E arriva, così senza neanche accorgersene il nuovo anno, stabilità politica, nuova agenda, buoni propositi. Ma ci si mette un giornalista del Fatto, che alle Maldive non ci è andato, ed ha scoperto una serie di carte che testimoniano le ingerenze della De Girolamo sugli appalti della Asl e del 118. Compresi i toni sprezzanti e autoritari usati da lei. Sono finiti gli sguardi amorevoli e i mormorii approvanti in Transatlantico, Boccia chiama la moglie “il ministro”. Chissà forse non gli è andato a genio che la mogliettina abbia fatto assumere il suo ex al Sian, il sistema informativo usato da Stato e Regioni in materia di agricoltura, con uno stipendio di 175 mila euro l’anno, più benefit ovviamente.

di Elisa Bianchini


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