Pippo Fava, 5 gennaio 1984- 5 gennaio 2013


Roma, 5 gennaio- 30 anni. Sono passati 30 anni dall’omicidio di Pippo Fava, si presenta il tempo dei bilanci, del tirare le fila. Il tempo è sempre arido, tiranno quando si arriva a questo punto. Vorremmo poter dire che in 30 anni le cose sono cambiate, invece sono soltanto diverse. La mafia è evoluta come tutto il resto. Oggi la violenza è più selettiva, così come le minacce sono più velate. La mafia non vive più di pizzo, vive di appalti e nuovi business. Non ci sono più le stragi di stato e i segreti di stato, i politici sono diventati più furbi a nascondere le parole nelle parole. Eppure il “terzo livello” è rimasto lo stesso. Negli anni 80 Pippo Fava descriveva la mafia come una gerarchia fra “uccisori, pensatori e politici“. Un comune filo conduttore che, oggi come allora, unisce medici, magistrati, giornalisti, politici e forze dell’ordine, tutti uniti per occultare, sviare e proteggere il famoso “terzo livello“. Solo dieci anni fa è arrivata la condanna per gli esecutori materiali dell’omicidio di Pippo Fava, i mandanti in alto loco sono sempre rimasti nascosti, gli stessi arrestati non hanno pronunciato i loro nomi, sicuri di avere, anche in carcere, appoggio e protezioni da quei nomi. Cinque proiettili di una pistola calibro 7,65 hanno messo fine alla verità, o meglio alla ricerca della verità. Oggi ci sono metodi più semplici, che non trasformino “in eroi i traditori“, oggi c’è l’allontanamento, la diffamazione, lo scandalo. Si è detto tante volte che però oggi non si è più soli come all’ora, oggi c’è una rete di sostegno e di aiuto cittadino per chi lotta. Sarà sufficiente? Questa rete avrà la forza di abbattere il puzzo del compromesso morale, inebriandosi con un profumo di libertà?

di Elisa Bianchini


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here