Sony lancia la Playstation Now ma per il super HD ancora 7anni


Roma, 8 gennaio – Si chiama Playstation Now ed è una piattaforma basata sul cloud che permetterà a Sony di vendere i suoi videogame per qualsiasi tipo di dispositivo. Il sistema è basato sulla piattaforma software Gaikai, acquisita dalla società giapponese a metà 2012, che delocalizza il funzionamento del gioco. In pratica il videogame gira sui server di Sony, mentre il dispositivo di gioco si occupa solo di riprodurre immagini e suoni più o meno come se si trattasse di un video di YouTube. In questo modo il videogame può essere usato su qualsiasi dispositivo connesso a Internet, comprese le smart TV (a marchio Sony) e gli smartphone. Stando a quanto dichiarato nel corso della conferenza, Playstation Now non richiede una connessione particolarmente veloce, ma è importante avere un collegamento con una bassa latenza (il tempo impiegato dai singoli pacchetti di dati per raggiungere il server ndr) in modo che il tempo tra l’invio del comando e la reazione sia il più breve possibile.

Nei piani immediati di Sony, però, non rientra l’implementazione del Super HD 4K, che permetterebbe la visualizzazione in altissima qualità con una definizione doppia (3840×2160) rispetto al Full HD(1920 × 1080). Secondo l’AD di Sony, infatti, il 4K potrebbe prendere piedi solo tra 5-7 anni.

Una previsione che si scontra con i fermenti che attraversano il Ces di Las Vegas proprio in tema 4K. Se molti produttori hanno già presentato televisori Super HD con prezzi finalmente “accessibili” (999 dollari), infatti, a far sperare in una decisa accelerazione nell’adozione del 4K è stato l’annuncio di YouTube del lancio di un servizio in Super HD che sfrutta il nuovo codec “aperto”VP9. Secondo quanto dichiarato da YouTube, il nuovo codec permetterebbe di ridurre la richiesta di banda passante del 50% risolvendo così buona parte dei problemi legati allo streaming dei video in 4K. Unico neo: il codec deve essere implementato a livello hardware e quindi potrà essere utilizzato solo dai dispositivi di prossima generazione dei produttori uniti nel “consorzio” che si è raccolto per dare supporto al progetto e che comprende nomi del calibro di Intel, Nvidia,Samsung, Sharp, Toshiba e la stessa Sony.

(Il Fatto Quotidiano)


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