Tasse, i contributi schiacciano sempre più imprese e lavoratori


Roma, 22 gennaio- Nonostante le rassicurazioni di Letta e del Governo, l’Italia è ancora fanalino di coda dell’Europa, con un tasso di evasione ai massimi livelli. Mentre le imprese e i lavoratori statali tentano di respirare, soffocati da tasse varie, i cosiddetti ricchi portano il loro capitali nei paradisi fiscali o corrompono per evitare controlli e cartelle esattoriali. Secondo i dati di Crif (società d’analisi specializzata in business information) in Italia nei primi 9 mesi del 2013 hanno dichiarato fallimento oltre 10 mila imprese, cioè più di due all’ora e quasi 50 al giorno. Un’emorragia che non si arresta, nonostante il saldo tra aperture e chiusure aziendali nel terzo trimestre 2013 sia stato positivo per oltre 12 mila unità, che comunque resta il dato più basso dell’ultimo decennio. Le aperture di nuove aziende sono state possibili soprattutto grazie ai contributi europei, che hanno incentivato gli under 30 e le start-ud, ma al termine di questi fondi è difficile prevedere una prosecuzione lunga delle nuove aziende. Lo Stato non vuole o non può aiutare nè le imprese di lunga data, radicate sul territorio, nè giovani o licenziati che cercano di reinventarsi. In base ai dati del Centro studi di Confindustria, le nostre aziende nel 2012 hanno avuto il primato negativo del prelievo fiscale più elevato al mondo, pari al 65,8 per cento degli utili, contro il 49,4 per cento della Germania. Alle battute finali c’è anche il pagamento della Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, che prevede una nuova stangata da almeno 1 miliardo sui portafogli degli imprenditori. Inoltre un problema cronico del nostro Paese sono i lunghissimi tempi burocratici, che allontanano investimenti stranieri e rendono difficoltosi quelli italiani. La nostra Penisola risulta al 112° posto al mondo per tempo medio d’ottenimento di permessi edilizi, con una durata media della pratica di 233 giorni e 11 procedure da ottemperare. Tempi morti che prosciugano il fatturato delle aziende di quasi 1 miliardo di euro l’anno, con la perdita di almeno 6 mila posti di lavoro secondo i calcoli di Confartigianato. Nonostante le promesse di semplificazioni e snellimento della burocrazia, fatte nei decenni, l’impresa in 7 giorni, rimane il paese di Bengodi. Le parole di Squinzi che ha definito la situazione italiana come una vera e propria guerra, sembrano sempre più concrete.

di Elisa Bianchini


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