Cécile Kyenge e i motivi della protesta degli imprenditori


26 Febbraio, Roma – Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un video in cui l’ormai Ex Ministro dell’integrazione Cécile Kyenge viene insultato da un gruppo di manifestanti. Il tutto in quel di via Frattina, zona pedonale, con la scorta e varie auto blu ad attenderla all’uscita di una boutique di alta moda.

Oggi, la redazione di Newsgo è in grado di spiegarvi in modo più dettagliato il perché della protesta e i motivi dell’indignazione della gente che urla ed inveisce nel video verso l’ex ministro, gente, ma soprattutto, imprenditori scesi nella capitale per denunciare la propria impotenza contro uno Stato che non è riuscito a far fronte alla chiusura di ben 372000 aziende nel solo 2013. Tra l’altro, tra tutti gli imprenditori, che hanno partecipato alla manifestazione, molti vivono e resistono in quel territorio come il basso modenese colpito da violente scosse di terremoto. Il gruppo era formato da circa un migliaio di persone, intenzionate nel chiedere una fiscalità agevolata, così da poter riavviare le proprie attività, per alcuni ferme da troppo tempo, in quanto impossibilitati a ricostruirle perché andate distrutte. A conti fatti, solo per le zone della provincia di Modena, i danni provocati dal terremoto ammonterebbero a circa 14 miliardi. Sfortunatamente, lo Stato non ha avviato nessun tipo di agevolazione in tal senso, costringendo imprenditori e commercianti a pagare fino all’ultimo centesimo di tasse. Ci teniamo a ricordare che l’ex ministro per l’integrazione ha origini modenesi e conosce perfettamente lo stato di calamità in cui verte il territorio che l’ha adottato e appoggiata fin tanto da diventare ministro di quel dicastero che ad oggi non esiste più.

Detto questo, ci piace pensare che la protesta nei confronti della Kyenge non sia figlia del colore della pelle dell’ex ministro, ma più che altro della frustrazione e della delusione nei confronti di un politico il quale dovrebbe conoscere perfettamente la situazione in cui verte il proprio territorio, quando invece spreca quelle tasse pagate dagli imprenditori modenesi e non per fini professionali. Vogliamo pensare, insomma, che se fosse stato un altro ministro oppure esponente di spicco della politica di quest’ultimo periodo, la reazione sarebbe stata la stessa, come del resto l’indignazione verso una classe dirigente che i cittadini sentono sempre più lontana dalle esigenze vere di questo paese.

Detto questo, il fatto che la Kyenge sia stata vittima suo malgrado di invettive da parte dei manifestanti è di per sé un monito, il sentore che lasciar passare un messaggio sbagliato può alimentare frange xenofobe che nulla hanno a che fare con la democrazia, l’integrazione e non ultimo le scelte politiche di tutela di ogni cittadini, a prescindere dal colore della pelle, dalla religione o semplicemente del suo credo politico.

In ultima analisi, quindi, fare dell’ironia è più che lecito, specialmente se la si fa con garbo e intelligenza, ma che questa scada nella più bieca delle violenze verbali o addirittura fisiche, un paese democratico come l’Italia dichiara di essere agli occhi del mondo non può e non deve accettarlo.

Rassicuriamo quindi i nostri lettori che mai daremo adito a forme di razzismo, perché se l’episodio avesse riguardato un altro ministro, avremmo scritto e rimarcato allo stesso modo le stesse mancanze di Cécile Kyenge.

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