Federica Guidi: retrospettiva del neo ministro allo sviluppo


27 Febbraio, Roma – A distanza di una settimana dall’insediamento del Governo Renzi e la nomina dei ministri dell’esecutivo, le polemiche sono all’ordine del giorno. Dopo la nomina dell’ex vice segretario dell‘OCSE Pier Carlo Padoan  a Ministro dell’Economia, fautore del motto per cui “il dolore genera risultati“, i malumori sembrano non fermarsi nemmeno di fronte alla nomina di Federica Guidi al Dicastero dello Sviluppo. La nomina della Guidi secondo il Movimento 5 Stelle, infatti, sembra riproporre l’annoso problema del conflitto d’interesse, come già successo per la figura di Silvio Berlusconi, accusato più e più volte di aver chiesto, nelle vesti di Presidente Del Consiglio alla sua maggioranza di votare leggi ad personam.

Ma chi è Federica Guida? Il nuovo ministro dello sviluppo è la figlia di Guidalberto Guidi, al tempo vicepresidente di Confindustria e membro di numerosi consiglia di amministrazioni tra cui Fiat e Ferrari, nonché Presidente di Ducati Energia e Presidente del Il Sole 24 Ore. Presidente anche dell’Anie, dal 2007, è membro di spicco del comitato scientifico della Fondazione Politecnico di Milano. Entrambi, padre e figlia, condividono gli stessi studi accademici in giurisprudenza. Successivamente alla laurea, il neo ministro dello Sviluppo Economico ha lavorato due anni come analista finanziario. Classe ’69, abbandonato il mondo della finanza, entra a far parte del celebre gruppo di famiglia Ducati Energia nel 1996, diventandone successivamente amministratore delegato. A partire dal 2005 e fino al 2008 è stata, rispettivamente Presidente Regionale dei Giovani Imprenditori dell’Emilia-Romagna e Vicepresidente degli imprenditori della regione. Questo, fino all’approdo in Confindustria ai tempi di Emma Marcegaglia,  ripercorrendo le ombre del padre fino alla Vicepresidenza della principale organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi italiani.

La nomina a Ministro e il conflitto d’interesse

Basterebbe quindi il suo coinvolgimento in Ducati Energia a spiegare i malumori della sua nomina a ministro ma, naturalmente, c’è di più, almeno secondo chi ha voluto vedere nella nomina della Guidi un errore, anche quando la signora Guidi si è dimessa da qualsiasi carica fin qui ricoperta all’interno dell’azienda di famiglia una volta accettato l’incarico affidatole da Renzi. Ciò non toglie che la carica ora ricoperta la metterà di fronte a scelte difficile, che spesso coinvolgeranno in prima persona l’azienda di famiglia per gli appalti in cui è in corsa: La Simset, per il 70% di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti, ma di cui il 15,04% è nelle mani di Ducati Energia.

Ma la Simset non è l’unico campo minato che la Guidi dovrà attraversare.

Al ministro dello sviluppo spetterà il compito di trovare una risoluzione al contenzioso per la cessione della Bredamenarinibus, una delle più importanti aziende in Italia produttrici di autobus e facente capo a Finmeccanica, di cui lo Stato Italiano detiene il 30%. Qual è il problema? Il problema è che fra le aziende interessate all’acquisto c’è anche la società di Guidalberto Guidi, Ducati energia.

Ma proseguendo nella nostra analisi, i problemi non si fermano certo qui: sia la Polizia di Stato che altre società a controllo pubblico sono attualmente impegnate nella trattativa per l’acquisto del Free Duck, un quadriciclo elettrico progettato per far fronte ai problemi relativi alla mobilità e all’ambiente. Nemmeno a dirlo, il Free Duck viene prodotto proprio dalla Ducati Energia.

C’è da sottolineare che i precedenti appalti e/o affari sono tutti antecedenti alla nomina di Federica Guidi a ministro, ma ciò non toglie che le questioni in essere la metteranno di fronte a delle scelte che coinvolgeranno direttamente o indirettamente questioni riguardanti l’azienda del padre in cui ha lavorato per vent’anni. Un’azienda che fattura 110 milioni di euro l’anno e che, nell’ultimo periodo, ha anche delocalizzato parte della sua produzione all’estero, tra cui la Romania, dove il salario minimo è ben al di sotto di quello italiano. Ma se l’abbattimento del salario minimo non sembra scongiurato almeno qui in Italia, i malumori della sua nomina partono da considerazioni più che lecite e spetterà al ministro neo insediato dimostrare che l’Italia non è più vittima dei giochi di potere e, soprattutto, delle lobby, restituendo slancio alle imprese italiane sempre più in difficoltà.

 

 


1 COMMENTO

  1. […] significativamente le tariffe per le due ruote“. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo Federica Guidi a Eicma spiegando che “siamo disponibili a valutare proposte e stiamo dialogando con le […]

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here