Grillo e la sua politica del colpo di stato

Roma, 5 febbraio- La tagliola alla Camera, un colpo di stato; elezione di Monti e Letta, colpo di stato permanente; rielezione di Napolitano, colpo di stato notturno e poi la rivisitazione dell’articolo 138, un colpo di stato d’agosto. E poi ancora e ancora. Molti sono i colpi di stato, permanenti o mensili, evocati da Beppe Grillo, che ci riportano a tutte le eccezioni evocate da Berlusconi. Nel caso dell’ex Cavaliere è più facile fare un conto di tutti i presunti colpi alla democrazia, a partire da Mani pulite, poi l’avviso di garanzia del 1994 e il governo Monti, infine la decaduta da senatore. La tattica di Grillo riprende quella di Berlusconi, usare la scusa del colpo di stato o del golpe (che spesso ci sono anche stati) per sottolineare tutti i passaggi problematici della politica italiana o per denunciare quelle mosse politiche contrarie al proprio partito, o in questo caso al proprio movimento. In molti ormai ci scherzano, Matteo Renzi, sulla sua pagina facebook invita tutti a stare attenti al tredicesimo golpe denunciato da Grillo. Mentre Letta chiede di piantarla con l’evocazione al colpo di stato che dall’estero fa sembrare il nostro Paese come continuamente in bilico. Mentre i questori della Camera accusano i grillini di aver, non solo fatto ostruzionismo, ma di aver impedito fisicamente di lavorare e di esprimere le proprie opinioni agli altri parlamentari. Beppe Grillo parla di colpo di stato sia nei confronti del Paese attraverso le leggi su Bankitalia, sia di golpe nei confronti del Movimento per le continue infondate accuse. L’unica degna conclusione di questa conta sui golpe,  è il commento sprezzante di una giornalista cilena che ha ricordato cos’è davvero un colpo di stato e cosa comporta. Facendo impallidire Grillo.

di Elisa Bianchini

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