Ponte Galeria, i rifugiati stremati rinuncano alla protesta

Roma, 4 febbraio- I 12 immigrati rinchiusi a Ponte Galeria hanno rinunciato alla protesta estrema delle bocche cucite. Infatti dopo una settimana erano stremati fisicamente dal non mangiare e dalla poca acqua ingerita, inoltre molti di loro in settimana hanno i colloqui con la Commissione per i richiedenti asilo. I rifugiati però ci tengono a precisare che la loro protesta non è certamente finita, ma prenderanno una pausa in attesa di vedere cosa succede. A dare speranza di una via d’uscita è stata la messa in libertà di alcuni immigrati, rinchiusi nel Centro. «Hanno rinunciato alla loro protesta dicendoci che comunque era stata una forma non violenta. – ha dichiarato il direttore del Cie Vincenzo Lutrelli–  Mantengono la speranza di una soluzione per la loro condizione. Si sono anche scusati per i disagi che ci hanno creato». Il garante dei detenuti Angiolo Marroni ha precisato che gli immigrati hanno interrotto la protesta perchè troppo spossati fisicamente, non certo perchè la situazione sia migliorata. Ha invitato anche il ministro Kyenge a visitare il Cie di Ponte Galeria per rendersi conto in prima persona della gravità della situazione. «Queste persone – ha denunciato Angiolo Marroni – hanno deciso di interrompere la loro protesta per sfinimento, non certo perché i loro problemi sono stati risolti. Come già spiegato, qui non stiamo parlando di persone con problemi di giustizia. È tutta gente che, nella vita, ha lavorato duramente e che poi, con il caos seguito alle guerre della primavera araba, ha visto spazzate via le proprie certezze ed ha guardato, con la speranza figlia della disperazione, all’Europa come l’ultima via di uscita. Spente le luci dei riflettori e terminata la protesta, tocca alla politica fare in modo che il complesso tema dell’immigrazione non torni, di nuovo nel dimenticatoio. Torno ad invitare il ministro Kyenge a venire a Ponte Galeria per constatare di persona le condizioni di vita all’interno del Cie e per ascoltare le ragioni dei migranti che avevano deciso di cucirsi le labbra ».

di Elisa Bianchini

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