Rodin e il battito sensuale dell’arte plastica

Nelle suggestive aule delle Terme di Diocleziano, a Roma, si è aperta dal 18 febbraio 2014 fino al 25 maggio 2014 la mostra Rodin. Il marmo, la vita”. Promossa e prodotta dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, Musée Rodin di Parigi con Electa, curata da Aline Magnien, conservatore capo del patrimonio del Musée Rodin di Parigi, in collaborazione con Flavio Arensi.

L’esposizione esalta circa 60 opere dello scultore francese Auguste Rodin (Parigi 1840 – Meudon 1917), che  realizzò una vera e propria rivoluzione plastica di fine 800. Il percorso della mostra rivela fin da subito come il nudo risultasse per l’artista il genere più adatto a riconsegnare vita e sensualità, ma anche dolore a un’arte – la scultura – che per la sua regola di pesantezza e di staticità non poteva rappresentare la molteplicità della vita. Partendo proprio da questo Rodin riconsegnò alla scultura una capacità espressiva che fù veramente moderna.

il punto centrale di questo eccezionale percorso espositivo è la concezione del corpo e dell’intimità.  Soggetti che mostrano una sublimità e tristezza che emoziona. Per quanto riguarda, nello specifico, è da non perdere: Il bacio”,  magnifica opera scultorea dove Rodin mostra una coppia che si sfiora, spogliata e adagiata su una roccia. Impressionante come Il corpo di lui è un supporto, titubante, mentre il  corpo di lei si dispone dolcemente intorno a quello dell’innamorato. Un battito sensuale e tormentato tinge questa scena di amore unico.

Di forte impatto nella rassegna sono i blocchi di marmo non del tutto scolpiti, che rivelano la forte influenza di Michelangelo sullo scultore francese. Effettivamente il lavoro presente nella mostra mette in risalto come Rodin amasse il “non finito” delle sculture. In realtà esse non sono finite, ma sono scolpite solo in parte, come se fossero imprigionate nel marmo. Un perpetuo succedersi di opere straordinarie, con dettagli che colpiscono come la potenza muscolare della “Mano di Dio” (1886-1902) e la  drammatica contorsione della “Danaide” (1889). Abbiamo la sensazione che il busto fatichi ad emergere dal blocco e questa è un’ incantevole caratteristica romantica.

Una mostra che esprime davvero uno stato d’animo intenso, guidato dalle maggiori correnti artichiste che hanno posto le basi della nostra cultura. Un artista che seppe ridare alla scultura quel soffio di vita, rappresentando la realtà, la crezione e l’amore, dando così forma ai nostri sogni.

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