Aaron Paul, da “Breaking Bad” a Hollywood

Fare l’identikit di Aaron Paul è piuttosto semplice: classe ’79, originario dell’Idaho, biondino dallo sguardo impertinente, attore che negli ultimi vent’anni è apparso in almeno 50 pellicole tra televisione e cinema. Poteva essere uno dei tanti di cui il pubblico ricorda solo il viso ma non il nome, eppure nel 2008 la sua carriera ha intrapreso la strada del successo. In quell’anno ha firmato con la AMC per interpretare lo sballato Jesse Pinkman nell’ormai leggendaria serie “Breaking Bad“. La sintonia con il suo collega Bryan Cranston c’è e si vede, il programma è straordinariamente scritto e girato, milioni di fan hanno seguito e amato tutte e cinque le stagioni che si sono concluse a fine 2013. La serie è addirittura stata nominata dal Guinnes World Records per aver ottenuto la valutazione più alta di tutti i tempi, sfiorando il massimo (99/100) sul sito Metacritic.

Difficile lasciarsi alle spalle un’esperienza del genere. La storia delle televisione è piena di grandi attori che fanno fatica a scrollarsi di dosso un ruolo precedente, vedi Hugh Laurie con il suo House. Aaron Paul, come altri suoi colleghi, si è rimboccato le maniche e a forza di duro lavoro in pochissimi mesi è diventato un artista molto richiesto ad Hollywood. Nelle sale di tutto il mondo è ora presente da protagonista con “Need For Speed” (che a dirla tutta è stato pesantemente stroncato dalla critica) e il 3 Aprile uscirà in Italia l’ultima sua fatica, la pellicola tratta dal bestseller di Nick Hornby “Non Buttiamoci Giù“. Gli impegni sul set per Aaron Paul non finiscono qui: nel giro di due anni comparirà anche in “Fathers and Daughters” del nostro Gabriele Muccino e nel kolossal diretto da Ridley Scott “Exodus“.

Drogato che cerca la via del riscatto sociale, spericolato pilota di macchine, musicista con la tendenza al suicidio, un personaggio della Bibbia: Aaron Paul è un attore poliedrico e forse e proprio questa caratteristica che gli ha permesso di uscire dall’anonimato. Oltre, ovviamente, alle buone maniere e alla gentilezza che tutti nel settore gli attribuiscono. D’altronde Aaron è figlio di un ministro battista. A proposito di questo dice: “Sapevo che avrei fatto l’attore da quando avevo tredici anni. Mio padre, un ministro battista, era un po’ nervoso circa le mie intenzioni. Ma la voglia di recitare mi è venuta partecipando alle funzioni, che in fondo sono uno spettacolo”.

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