Amnesty International: l’otto marzo dillo con un fiore!


Roma, 9 marzo – Ieri, in occasione della Giornata Internazionale della donna, Amnesty International ha organizzato una grande mobilitazione in tutta Italia. Ogni città ha visto la sua strada e la sua piazza e, a Roma, abbiamo incontrato i volontari e gli attivisti dell’associazione a Campo de’ Fiori. Amnesty International ha detto NO alla violenza contro le donne e lo ha detto con un fiore. E’ stato infatti possibile realizzare fiori di carta multicolori e, quelli personalizzati con messaggi di solidarietà e sostegno, saranno consegnati alle autorità italiane il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, insieme alle firme raccolte in calce a una petizione indirizzata ai presidenti di Camera e Senato e al Presidente del Consiglio.

In occasione dell’ultima campagna elettorale Amnesty International Italia ha portato avanti la richiesta di fermare il femminicidio e la violenza contro le donne presentandola a tutti i candidati e leader di coalizione, nell’ambito della campagna “Ricordati che devi rispondere“. Tale richiesta è stata sottoscritta da 117 parlamentari. Da tempo, in Italia, ogni anno oltre cento donne vengono uccise per mano di un uomo, solo per il fatto di essere donne. Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini di casa, mariti, fidanzati, compagni, ex partner e padri. Solo in rarissimi casi l’uomo è sconosciuto alla donna.

Questa iniziativa, come ci ha detto Leonardo, responsabile campagne della sezione italiana, è abbinata ad un appello, tramite il quale verranno avanzate delle richieste al governo. E’ un modo per sensibilizzare tutti i cittadini a combattere questa grande e importante battaglia, volta al raggiungimento di obiettivi che, purtroppo, sembrano ancora molto lontani. Fondamentale anche la raccolta di fondi, i quali saranno investiti nella lotta alla violenza contro le donne e al femminicidio. Ogni cittadino dovrà impegnarsi, con le competenze e le risorse di cui dispone, per il rispetto dei diritti delle donne. Bisogna lottare con i denti e con le unghie, per porre fine a questo fenomeno.

E’ necessario, innanzitutto, considerare la lotta alla discriminazione come forma di prevenzione alla violenza, realizzando adeguati programmi educativi, mirati e specifici, efficaci e organizzati, sul tema della violenza sulle donne e sul femminicidio. E’ indispensabile partire dalle scuole, dai nostri bambini e adolescenti, per insegnare loro la parità di genere e per combattere l’immagine stereotipata che la donna continua ad avere.

E’ necessario attuare completamente la legge n. 119/2013, che contiene dei buoni presupposti, al fine di garantire che le denunce da parte delle donne che hanno subito violenza non suscitino conseguenze e nuove situazioni di pericolo. E’ importante sostenere e incoraggiare il più possibile le organizzazioni non governative e le associazioni della società civile, contribuendo al sostentamento, anche finanziario, dei centri antiviolenza e dei rifugi d’emergenza, per aumentarne il numero.

E’ necessario ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, nonché recepire e dare il giusto spazio di applicazione alla Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro sulle lavoratrici e i lavoratori domestici.

E’ necessario creare un’istituzione nazionale indipendente sui diritti umani, con una sezione dedicata alla violenza contro le donne, al fine di monitorare il fenomeno e quindi contrastarlo. E’ opportuno che si gestisca la raccolta di dati statistici disaggregati, creando un osservatorio che possa analizzarli con periodicità, perché ad oggi questo ancora non accade.

Infine, da non sottovalutare è la situazione delle donne migranti presenti sul nostro territorio. E’ necessario garantire loro un reale accesso alla giustizia abrogando il reato di immigrazione irregolare, in modo che queste non abbiano paura di denunciare episodi di violenza.

Queste le richieste da avanzare al governo. E’ una battaglia che tutti, uomini e donne, devono combattere perché la società sembra ancora schiacciare la donna, considerandola emotiva, debole e vulnerabile, diventando sempre più vittima di sciocchi stereotipi.
Perché la bellissima e arricchente diversità di genere deve essere strumentalizzata al fine di creare false supposizioni? La società impone un lavoro “adatto” agli uomini e un lavoro “adatto” alle donne, un luogo “adatto” agli uomini e un “luogo” adatto alle donne, e così via, per le espressioni, gli oggetti, le opinioni e le parole, fino ad arrivare ai giocattoli.
Che pena vedere, all’interno dei negozi, piccoli ferri da stiro, o mocio e scopettoni, apposta per le bambine, e kit di bulloni e martelli, apposta per i bambini. Quando compriamo questi giocattoli ai nostri figli stiamo implicitamente dicendo loro che non spetterà ai bambini pulire per terra e che le bambine non saranno mai in grado di cambiare una lampadina fulminata.

L’invito è dunque quello di firmare questo importantissimo appello e inviare un sms solidale per sostenere Amnesty International al numero 45599. Ma è anche quello di informarsi, conoscere, leggere e studiare, per avere la consapevolezza di ciò che accade molto spesso vicino a noi. E’ quello di confrontarsi, parlare, raccontare, accogliere e accettare. E’ quello di non smettere mai di voler imparare.
L’invito è quello di coglierlo, questo fiore. Il fiore dell’attivismo, il fiore della speranza, il fiore dei diritti della donna.


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