Budroni, ennesimo caso di malapolizia. Ucciso da fermo.


Roma, 25 marzo- Inizia ad emergere la verità sulla morte di Bernardo Budroni, condannato ( già morto) per rapina e detenzione abusiva di armi. In base alla ricostruzione l’uomo fu ucciso durante l’inseguimento da un colpo sparato dalla volante che lo inseguiva. Ma secondo l’avvocato Anselmo, legale di parte civile che assiste la famiglia del 40 enne di Mentana, sarebbero molti i punti oscuri tralasciati. Questi emergono tutti, in modo lucido e allarmante dalle telefonate intercorse fra i carabinieri, giunti sul posto in appoggio alla polizia, e il maresciallo in caserma. «Gli hanno sparato nel momento in cui veniva fermato, non poteva più andare da nessuna parte» spiega il brigadiere al maresciallo della centrale, che a sua volta ribatte «La polizia gli ha sparato dopo che ha fatto l’incidente contro il guard-rail, mi confermi?». E il brigadiere conferma «Sì, sì, si è appoggiato (al guard-rail, ndr), ma siccome c’eravamo noi davanti, non è potuto andare via». Lapidario il commento del maresciallo, che non lascia spazio ad equivoci «Ammazza, col rischio che vi beccavano pure a voi quando hanno sparato, i colleghi».  Il peso di simili registrazioni appare evidente nel corso processuale, eppure esse sembravano sparite, fino a poco tempo fa, in cui sono ricomparse in aula, grazie all’impegno dell’avvocato Anselmo, impegnato in molti casi di malapolizia. Ma le oscurità in questo processo, che procede molto più che a rilento, sono molte. Per esempio, dai tabulati, sembra che la chiamata al 113 che denunciava la presenza molesta di Budroni in via Quintilio Varo, sia arrivata ancor prima che l’uomo fosse giunto sul posto. Così come le altre telefonate erano ormai giunte quando il 40enne se ne era già andato. Stupisce il fatto che non sia stato, come sarebbe logico, l’ex compagna spaventata a telefonare, ma un uomo, poi scomparso. E’ necessario anche sottolineare che, nonostante l’intensa vita notturna della criminalità romana e gli impegni gravosi delle forze dell’ordine, la pattuglia (che poi uccise Budroni) fece varie volte la spola fra il commissariato e via Quintilio Varo, in circa quattro ore. Infine il punto oscuro più grave, che pende sulla testa della stessa polizia, è quell’inseguimento folle della macchina di Budroni lungo il raccordo, terminato con gli spari e la morte dell’uomo. In base alle ricostruzioni la posizione dei proiettili sull’asfalto è incompatibile con degli spari in corsa, durante l’inseguimento, mentre invece collima con l’ipotesi che la macchina del 40enne fosse già ferma contro il guardrail. Per capire se realmente Budroni è stato ucciso a freddo, quando si era ormai arreso, è necessario riaprire il caso dall’inizio, molto prima di quei due colpi di pistola in un sabato di sangue.


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