Caso acqua contaminata, arriva la denuncia del Codacons

Roma, 3 marzo – Sarà aperto oggi dalla Procura della Repubblica di Roma un fascicolo di indagine sull’inquinamento delle acque provocato dalla presenza di arsenico a Roma nord. Dopo diversi esposti e segnalazioni e anche dopo la comunicazione proveniente dall’amministrazione comunale, il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari ha disposto i primi accertamenti. Al momento non c’è alcuna ipotesi di reato e si procede contro ignoti.

A muovere l’accusa al Campidoglio il Codacons: “Oggi abbiamo deciso di depositare un esposto in Procura affinché siano verificati eventuali ritardi od omissioni da parte dell’amministrazione capitolina nelle informazioni rese agli utenti – afferma il presidente Carlo Rienzi – Nello specifico vogliamo che la magistratura accerti se la salute dei cittadini sia stata garantita e se la tempistica seguita dal Comune nel diramare l’allarme sia stata congrua”. E chiede interventi di tutela nei confronti degli utenti interessati da questo problema: “I cittadini coinvolti dal problema devono essere esentati dal pagamento delle tariffe idriche, fino a che l’acqua non tornerà potabile. Comune e Asl devono inoltre disporre in favore di costoro analisi del sangue gratuite, volte a verificare la presenza nell’organismo di metalli tossici pericolosi per la salute umana”.

E ad unirsi all’appello è anche il presidente di Primavera Nazionale coordinamento RomaNord, Riccardo Corsetto: “Abbiamo presentato esposto alla magistratura di Roma affinché apra un fascicolo per verificare se il mancato allarme dell’amministrazione capitolina alla cittadinanza di Roma costituisca reato penale. A nostro avviso è gravissimo che il Comune di Roma Capitale e quindi chi lo rappresenta non abbia allertato nelle dovute modalità i residenti di alcune zone del Municipio ex XIX, e ex XX della presenza di arsenico e batteri fuori dalle norme fissate per la salute umana, nell’acqua che arriva nelle case. In un Paese civile il sindaco avrebbe già rassegnato le dimissioni”.

Mentre a ridimensionare il caso è il “minisindaco” Torquati: “L’ordinanza per interdire il consumo umano dell’acqua nelle zone rifornite dagli acquedotti dell’Arsial è stata firmata dal sindaco il 21 febbraio in via del tutto precauzionale. Ad essere interessate complessivamente sono 500 famiglie che in molti casi già non usavano a quei fini l’acqua, bensì si rifornivano dai pozzi da anni. In caso contrario l’Arsial è tenuta a rifornire i cittadini con autobotti”, che arriveranno già oggi nelle zone coinvolte . Stando a quel che dice Torquati, dunque, gli abitanti della zona, coscienti della “pericolosità” di quell’acqua, non ne facevano uso da anni. Una conferma arriva indirettamente da Antonio Rosati, commissario straordinario dell’Arsial, che afferma: “Le bollette dell’Arsial vengono inviate da due anni con la dicitura ‘acqua non potabile'”.

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