Lo Spinario. Un capolavoro capitolino di semplicità


Roma, 12 marzo – Dal 5 febbraio al 25 maggio i Musei Capitolini ospitano una notevole mostra “Lo Spinario. Storia e fortuna”. L’esposizione Curata da Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla cultura, Creatività e Promozione Artistica, dalla Sovrintendenza Capitolina con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura presenta al grande pubblico la storia e l’analisi dello “Spinario Capitolino in Bronzo”, statua ellenistica del I Sec. a.C., donata da Sisto IV al Popolo Romano nel 1471, in occasione dell’istituzione dei Musei Capitolini.

La mostra presenta un vasto scenario legato al tema dello “Spinario”, questa “piccola” e “fortunata” scultura bronzea, raffigurante un giovane pastorello, seduto su una roccia, curvo in avanti nell’intento di togliersi una spina dal piede sinistro. Una splendida rappresentazione di una scena di natura accidentale, non idealizzata, ma umile e semplice. In particolare, l’opera scultorea rappresenta questa forma minuta e raccolta in un atto, che indica delicatezza e incompetenza, evidenziando in maniera esplicativa i pericoli e gli esiti di piccole vicende nei boschi, camminate in luoghi campestri. Lo Spinario rappresenta tutt’oggi uno dei massimi splendori della scultura originaria, che ha conosciuto un’immensa fortuna sia nell’età antica, che in quella moderna.

L’iniziativa ai Musei Capitolini raccoglie varie copie e riletture antiche e moderne, più o meno vere e nei più vari materiali, sia scolpite sia disegnate e dipinte, ispirate al famoso “giovane pastorello mitico”. Basti notare nel percorso espositivo la presenza di bronzetti, disegni e quadri provenienti dai più importanti musei italiani e stranieri, che rivelano fin da subito l’enorme successo conseguito nel corso dei secoli da parte del “bronzo capitolino”. Un lavoro artistico che, per la vivacità del tema che riproduce, ha suggerito e ancora suggerisce nella cultura moderna, assidue insistenze visive e artistiche, dovute sopratutto, al significato simbolico che gli venne assegnato in età antica, che legava la scena “dell’estrazione della spina” alla metafora del dolore procurato dall’innamoramento, decretando così nel corso del tempo la sua grande fortuna.

Dunque una mostra di buon gusto, che coinvolge il visitatore introducendolo in un cammino speciale attraverso il mondo di un’opera. Un cammino dove la bellezza sta nella semplicità della vita, perché è proprio nella semplicità  che si scoprono le cose che valgono.


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