Mario Mafai e l’arte Informale del XX° secolo


Il Museo Carlo Bilotti  di Villa Borghese propone fino al 1° giugno una mostra di grande importanza, “Mafai-Kounellis. La libertà del pittore“, legata all’opera artistica di Mario Mafai (1902 – 1965).  Autorevole esponente dell’arte Informale italiana del XX secolo e fondatore della famosa “Scuola Romana”,  Mafai  riuscì a sintetizzare con la sua opera  importanti problematiche comuni,  legate alla contemporaneità dei primi del ‘900, determinando così un’importante  ricerca pittorica, che prenderà per la prima volta anche una posizione sociale.

La rassegna curata da Bruno Corà, promossa da Roma Capitale, presenta al pubblico un cammino artistico rivoluzionario, che si oppone a quel  linguaggio arcaico e monumentale tipico del  XX sec. Sono circa 40 le opere esposte di Mario Mafai, che testimoniano fin da subito il valore del passaggio di questo grande pittore nel nostro contesto culturale italiano. Un passaggio valoroso, fatto di coraggio, che preferì alla convenienza e al successo indiscusso la propria idea e passione.  Il percorso espositivo arricchito da una installazione creata dell’artista greco  Jannis Kounellis, in onore al grande maestro, pone il visitatore in  un particolare percorso nell’arte astratta. Infatti le tele esposte fanno parte dell’ultima produzione di Mafai, realizzate tra il 1958 e il 1965, e fra queste spiccano per importanza le “Composizioni astratte” e la serie “Metamorfosi”, opere che rivelano un lavoro decisamente “metafisico”, presentato da un’ intensificata deformazione espressionistica delle forme, del tutto sventrate, che sfiorano il visionario, dove i colori rossi e bruni sono molto accesi.  Tele decisamente originali per il loro scopo etico, dove il linguaggio espressivo è accomunato da un  atteggiamento di opposizione  nei confronti degli intellettualismi modernisti delle avanguardie, che proliferarono numerose nel generale clima del XX sec.

Una mostra veramente esplosiva, dove le atmosfere delle scene riprodotte,  manifestano i veri sentimenti dell’artista nei confronti delle testimonianze a lui contemporanee, dando vita così a una chiave di lettura della realtà quotidiana decisamente decadente.

 Roma, 31 marzo


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