Da metà febbraio di quest’anno anche il deserto del Mojave ha il suo impianto solare termodinamico


Roma, 16 marzo 2014 – Da metà febbraio di quest’anno anche il deserto del Mojave, a un centinaio di miglia da Los Angeles, tra la California e il Nevada, ha il suo impianto solare termodinamico: l’Ivanpah elettric generation system (Segs).

Costato 2.2 miliardi di dollari, appartiene a NRG Energy, a Google e alla BrightSourceEnergy, e con i suoi 13 km quadrati e una capacità di 392 mega watt, è l’impianto solare più grande del mondo, potendo alimentare 140 mila abitazioni.

Nell’ultimo decennio si è assistito a una grande diffusione degli impianti solari sia per un maggiore interesse verso l’ambiente, sia per una sempre maggiore efficienza della tecnologia, ma anche per la concessione di incentivi da parte dei paesi più industrializzati.
Quello installato in California, con i suoi 350 mila specchi di forma parabolica, detti eliostati, computerizzati, cattura i raggi solari e li convoglia nei serbatoi di tre torri centrali piene di acqua. Qui l’energia solare alza la temperatura del liquido fino a 550 gradi centigradi producendo il vapore che attiva delle turbine. E sono queste turbine che producono l’elettricità proprio come nelle comuni centrali termoelettriche.

Ma che differenza c’è tra gli impianti solari termici, gli impianti solari fotovoltaici e il Segs?
Tutti e tre utilizzano la radiazione solare, è vero, ma mentre gli impianti solari termici con i collettori solari, che spesso erroneamente vengono chiamati pannelli, catturano i raggi del sole per riscaldare direttamente l’acqua calda che utilizziamo in casa, e i pannelli fotovoltaici trasformano direttamente l’energia solare in energia elettrica, il Segs è una vera e propria centrale solare in grado di generare calore come le centrali termoelettriche.

Bisogna però sottolineare che, al contrario degli impianti fotovoltaici, la produzione di elettricità avviene anche quando il cielo è coperto o di notte, proprio perché la generazione di alte temperature consente l’accumulo di calore nei grandi serbatoi.
Inoltre l’utilizzo di questa tecnologia permetterebbe di ridurre l’emissione di anidride carbonica di circa 400 mila tonnellate l’anno, poiché non sarebbero più usati i combustibili fossili per la messa in moto delle turbine.

Ma gli ambientalisti non vedono di buon occhio simili strutture in quanto sostengono che la costruzione di impianti come quello appena entrato in funzione minaccerebbe gli ecosistemi locali e i fiumi caldi che fuoriescono dalle turbine potrebbero influire sulla migrazione degli uccelli.


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here