Non solo euro: D’Alema-Renzi


Roma, 18 marzo, 2014- La presentazione del libro di D’Alema “Non solo euro” è il modo per confrontare in arena Renzi e d’Alema sull’economia reale, sul lavoro e sulle riforme. Il Tempio di Adriano a Piazza di Pietra a Roma diventa allora tra le 18 e le 19,30 il dialogo sull’Europa e sull’Italia in Europa, oltre che un luogo dove stuzzicare passato, presente e futuro del PD, laddove renziani e dalemiani siedono insieme.

A moderare Orfeo, direttore del TG1, con un’introduzione di Andrea Peruzy, segretario generale della Fondazione italiani- europei.

Il primo tema è l’Europa. Orfeo ricorda che per d’Alema quella stessa Europa che è nata sulla scia di un modello sociale e che grazie ad esso ha avuto consenso, deve tornare a casa.

La social democrazia che ha saputo combattere la battaglia politica sotto l’ala di una sinistra riformista deve, per D’Alema, essere la piattaforma di domani. Una piattaforma che non risponda solo all’interstatalismo ma direttamente ai cittadini.

Su questo tema Renzi risponde che “la sfida europea è interamente politica, o si capisce questo o si perde”. “Lo spread -prosegue – è tra le aspettative dei cittadini e le reali politiche poste in essere dall’Europa”. Su questo pare quindi che i due siano d’accordo nel volere un rispetto dei patti, che abbiano al contempo da contraltare il rispetto dei cittadini da parte dell’Europa. “Bisogna puntare su un’altra Europa, perché chi dice più Europa perde, chi dice meno Europa sbaglia” così chiosa Renzi, che forma tre punti: per il premier il PD nel PSE; un’ Europa più vicina (che comprenda davvero e coinvolga ad esempio i paesi mediterranei)e una lettura della crisi come motivo in più per volere un’Europa politica, sono i tre assi.

Il secondo tema è l’Italia. Su questo Renzi scatena riferimenti all’amministrazione D’ Alema e alle pecche della sinistra vecchio stile. Per D’Alema non si può dimenticare che L’Europa è il destino dell’Italia e un destino comune, in ogni caso che l’Europa è la sola possibilità di sopravvivere a un contesto globalizzato e che  i singoli stati che da soli non contano nulla, in Europa invece possono competere. L’Italia per D’Alema deve agire “raggiungendo la massa critica” e “cambiando i trattati entro l’Europa”, così come “cambiando i vincoli economici assurdi”, per Renzi l’Europa è quella che si gioca adesso e insiste sulla propria azione di governo.

Tale quadro dell’Italia nell’Europa è in parte contestato da Renzi nei termini in cui il premier contesta una terza via o Ulivo mondiale, quella operazione pre-crisi  che è risultata al di sotto delle aspettative di una sinistra europea. La riforma del lavoro è stata voluta ma non fatta per Renzi. Così è valso anche per le riforme istituzionali e costituzionali.

Il terzo tema è quindi l’idea di partito. Per d’ Alema i vent’anni che Renzi contesta, sono stati caratterizzati da passi avanti, lotte e, di nuovo, passi indietro. “La storia è complicata” dice D’Alema a Renzi e ribadisce quanto le lotte sindacali ci siano state, che il lavoro interinale del ’98 fu opera della sinistra e che la riforma della legge elettorale da parte della sinistra fu poi ribaltata dalla destra berlusconiana. L’auspicio di D’Alema è infatti di non perdere l’animus della sinistra “la dignità e il diritto di chi lavora”.

Sul ruolo in Europa si consumano le ultime battute in cui Orfeo modera una domanda sul ruolo di D’Alema. Per Renzi le matrici dei giochi europei saranno il rinnovamento e le competenze.  Così sfuma il dibattito che a partire dal libro è stato un soft-ring.

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