Scritto nelle Ossa, l’esposizione sulle cure degli antichi romani


Roma, 10 marzo 2014 –  Oggi, invogliata dalla splendida giornata di sole, ho deciso di andare a visitare una mostra segnata nella mia agenda da mesi e che chiuderà il 30 aprile 2014.
Aperta il 19 dicembre 2013 l’esposizione “Scritto nelle Ossa” si avvale della suggestiva cornice dei locali delle Mura Aureliane, in via Raffaele Persichetti, subito dietro la Piramide Cestia.
Già il sottotitolo “vivere, ammalarsi e curarsi a Roma in età imperiale” ce ne indica l’argomento.

Lo studio condotto dalla Sezione di Storia della Medicina Sperimentale della Sapienza su 1361 scheletri provenienti da sei sepolcreti di epoca imperiale, incrociato con le analisi paleo patologiche fatte dalla Divisione di Paleopatologia, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina dell’Università di Pisa e in collaborazione con la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, hanno permesso di ricostruire lo stile di vita, le condizioni di salute e i metodi di cura degli antichi romani di epoca imperiale.

I campioni provengono da vari punti dell’area romana: dal sito di Quarto Capello dall’estrema periferia orientale, lungo la via Prenestina, alla grande necropoli Collatina, tra via della Serenissima e via Basiliano, e al complesso funerario di Casal Bertone, tra via Tiburtina e via Prenestina, adiacente ai resti di una antica fullonica (tintoria, lavanderia). Il quarto complesso funerario si trova sulla via Tuscolana ed è denominato Osteria del Curato, mentre più a sud, in una traversa di Via Cristoforo Colombo abbiamo il sepolcreto di Via Semeria. Il sito più lontano, è vicino a Ostia, in zona Ponte Galeria, ed è la necropoli di Castel Malnome.

L’esame degli scheletri ha permesso di stabilire come l’aspettativa di vita alla nascita fosse tra i 27 e i 49 anni, con decessi infantili, sotto i sei anni, numerosi. Chi sopravviveva poteva arrivare a un’altezza di 156 cm per le donne e 167 cm per gli uomini. Non mancano casi di nanismo e gigantismo. In una teca sono messi a confronto gli omeri e le tibie di un giovane, età stimata tra i 16 e i 20 anni, affetto da gigantismo ipofisario, e di un individuo, di cui è stato possibile stabilire solo l’età, tra i 20 e i 25 anni, e non il sesso, malato di nanismo acondroplastico, con quelli di un individuo normale.
Osservando i crani esposti nella stessa sala è evidente la differenza tra i crani maschili e quelli femminili, i primi tendevano a essere dolicocefali, cioè allungati, i secondi mesocefali.
Guardando poi le mandibole nella teca successiva si capisce che anche gli antichi romani soffrivano il mal di denti! Gli interventi odontoiatrici erano molto frequenti e alcune cure si avvalevano dell’utilizzo di protesi, come quella in oro proveniente dal sito della Collatina.

Gli scheletri riesumati a Casal Bertone e a Castel Malnome hanno evidenziato uno “stress da lavoro”. Il primo sito si trova vicino a una antica fullonica, e gli individui studiati hanno le rotule levigate. Il secondo si trova vicino a delle antiche saliere, e in questo caso le clavicole degli scheletri sono apparsi deformate o rimodellate, dovute sicuramente al trasposto dei sacchi di sale.
In un’altra sala, accanto a calotte craniche con evidenti avvallamenti dovuti a traumi violenti risanati, osserviamo una collezione di strumenti che venivano usati dai medici dell’epoca, spatole, bisturi, coppette, cucchiaini. Le macchine usate per mettere in trazione e per riposizionare le fratture più complesse sono state ricostruite sotto forma di modellini.

I pannelli esplicativi, oltre che raccontare la storia degli scheletri, spiegano con chiarezza anche le tecniche di cura usate all’epoca.

Passando tra una teca e l’altra, non si può fare a meno di buttare un occhio alla Piramide Cestia e al cimitero Acattolico che inizia a coprirsi di verde e di colore.


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