Baby squillo, lite sui patteggiamenti e la Procura frena

Baby squillo, lite sui patteggiamenti. L’ipotesi che venga concessa la possibilità di pagare solo un’ammenda di 40 mila euro ed evitare così il processo, divide la politica, tanto che la procura si affretta a smentire come niente sia stato ancora deciso al riguardo.

La prima a schierarsi contro la pena pecuniaria è la deputata pd Sandra Zampa, vice-presidente della Commissione infanzia e adolescenza. Dello stesso avviso, anche il Garante per l’infanzia  Vincenzo Spadafora, in contrapposizione a quanto previsto dal codice penale che pure lo permetterebbe. La procura, invece, conferma quanto già detto ieri in serata, dove ogni caso sarà valutato singolarmente.

«Il reato di sfruttamento della prostituzione minorile è un reato ignobile per il quale è sconcertante la possibilità di ricorrere a sconti di pena», queste le parole di Sandra Zampa di fronte alle indiscrezioni sulla possibilità che la pena detentiva possa essere sostituita da un’ammenda pecuniaria. «È sconcertante che per un reato tanto grave come lo sfruttamento della prostituzione minorile, sia possibile ricorrere a sconti di pena tali da evitare il processo. Lo dico pur nel pieno rispetto del lavoro dei giudici e senza alcun giudizio sui singoli soggetti che accederanno al patteggiamento per i recenti casi avvenuti a Roma». Poi la chiusura: «È evidente che occorre assumere al più presto provvedimenti e che la politica deve correggere una via d’uscita troppo veloce e semplice, come una pena pecuniaria». Del medesimo parere, come già riportato,  il Garante per l’infanzia e l’adolescenza: «Sono sgomento nell’apprendere che già una decina dei clienti delle minorenni prostitute della vicenda dei Parioli a Roma stiano patteggiando per poter evitare il processo e la gogna mediatica, pagando 40 mila euro oppure scontando alcuni giorni di carcere. Rischia di essere un pessimo segnale rispetto all’epilogo di una storia che continua a vedere per protagoniste le ragazze minorenni coinvolte. Per individuare in tempi rapidi proposte che possano migliorare l’efficacia complessiva del sistema italiano in materia di reati di violenza sui minorenni – dice Spadafora – ho formalizzato l’istituzione di una Commissione consultiva per la prevenzione e la cura dei maltrattamenti contro l’infanzia, nelle prossime settimane inizierà a lavorare. Il mio non è un approccio giustizialista, ma nei giorni scorsi abbiamo assistito all’esemplare condanna del mandante e degli esecutori del terribile episodio di violenza ai danni della giovane avvocato di Pesaro sfigurata con l’acido. Il rischio è che in futuro altri potenziali clienti si sentano più al riparo da pesanti conseguenze giuridiche e indignazione sociale. Il tutto a discapito di ragazze minorenni rispetto alle quali, invece, si è provato a conoscere ogni cosa».

Anche Gian Ettore Gassani, presidente dell’associazione degli avvocati matrimonialisti, esprime la sua linea contraria: «I fatti accaduti a Roma rappresentano uno dei più gravi scandali di pedofilia del nostro Paese e non possono essere liquidati con pene pecuniarie e con procedure sbrigative, nemmeno per coloro tra gli imputati che hanno avuto un ruolo meno significativo. In Italia la pena pecuniaria sta diventando la cauzione americana, che arriva a coprire anche i reati più turpi come quello in questione, posto in essere da persone adulte che rappresentano l’aspetto più deteriore della nostra società».

Viste le numerose polemiche, la Procura di Roma nel tardo pomeriggio di ieri ha smentito la possibilità di ricorrere alla “multa” per i clienti non abituali, confermando attraverso la voce del procuratore Pignatore che «fino ad oggi non è stata depositata alcuna richiesta di patteggiamento. Se depositate, saranno valutate caso per caso».


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