I giovani medici protestano: no borse? andremo all’estero

I giovani medici protestano. Il motivo? la mancanza di fondi per i finanziamenti delle borse di studio necessari per le loro specializzazioni. Un ammanco di 70-100 mila euro che se non colmato, potrebbe costringere molti di loro a scegliere di terminare il proprio percorso formativo all’estero.

“Se le borse non ci date, come vi curate”, lo slogan più gettonato, scritto anche su numerosi striscioni portati in strada da circa 400 studenti specializzandi in medicina, scesi in Piazza Montecitorio per protestare contro l’esiguo numero di posti disponibili negli ospedali italiani per gli aspiranti medici.

“3500 posti per 10 mila domande di specializzazione”, spiega Andrea Miilzi, portavoce dei giovani medici, che sta a significare che 2 su 3 non potranno specializzarsi. Un problema non di poco conto, insomma, che secondo questi ragazzi riguarda il Sistema Nazionale Sanitario, tutto.

La soluzioni per molti questi ragazzi se la situazione non dovesse, li porterebbe a considerare la soluzione drastica di finire la propria specializzazione all’estero, tanto che in piazza sono stati molti i ragazzi a sventolare finte carte d’imbarco per dimostrare a cosa sono disposti se le loro richieste non verranno accettate.
“Lo Stato per la nostra formazione spende circa 50mila euro a testa, perché regalarli alla Germania?”, si domandano i futuri medici, che hanno rivolto anche una richiesta al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a quello dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Padoan: un intervento economico di 70-100 mila euro per poter sanare e riequilibrare la situazione. E ironizzano: “In fondo si tratta di mezzo F35”

“Le preoccupazione degli studenti di medicina sono reali e condivise da me”, scrive Lorenzin in una nota. “Quando nel passato si e’ deciso di tagliare le borse di specializzazione, lo si e’ fatto per mere ragioni di bilancio, senza pero’ pianificare i fabbisogni di nuovi medici e il loro inserimento nel SSN alla luce del sistema italiano che costruisce un legame stretto tra accessi alla facolta’ di medicina ed inserimento sul territorio”.

Roma, 2 aprile


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