Universo piatto e liscio: in discussione il Big Bang

 Il Mondo Disco creato dalla fantasia dello scrittore fantasy Terry Pratchett potrebbe non essere così lontano dalla realtà: l’universo piatto e liscio che descrive nei suoi libri è più vicino alla realtà di quanto si pensasse finora. Questo è il risultato dello studio portato avanti dal professor Chris Collins e dal dottor Ian McCarthy della Liverpool John Moores University, membri dell’Astrophysics Research Institute: dalle loro rilevazioni ci sarebbero molti meno ammassi di galassie di quanto ci si attendesse, dando così un aspetto al nostro universo piatto rispetto a quanto finora teorizzato.

Vi è mai capitato di organizzare una vacanza in Svizzera per fare trekking per poi ritrovarvi delusi nel passeggiare nella pianeggiante Olanda?” sintetizza così il proprio disappunto il professor Collins riguardo i risultati dello studio condotto assieme al dottor McCarthy, nel resoconto pubblicato sul sito dell’Università. Obiettivo dello studio era il conteggio e la disposizione degli ammassi di galassie, analizzando la radiazione cosmica di fondo, la radiazione elettromagnetica che permea tutto l’universo e l'”eco” del Big Bang. Questa radiazione subisce delle minime fluttuazioni, che causano la formazione di ammassi di galassie in evoluzione: i dati da loro raccolti tramite la sonda “Planck Surveyor“, lanciata nel 2009 dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) proprio per compiere le misurazioni sulle variazioni di temperatura nella radiazione cosmica di fondo, ne indicano una presenza inferiore di un fattore due rispetto a quanti dovrebbero essercene seguendo il modello del Big Bang, almeno come lo conosciamo noi. Il loro studio conferma il “problema degli ammassi di Planck“, che obbliga quindi gli studiosi a dover rivedere alcuni punti del modello di creazione dell’universo di fronte a questa nuova ricerca.

“Il momento più interessante della scienza è quando le previsioni e gli esperimenti vanno in disaccordo” commenta così McCarthy. “Il nostro universo è più liscio di quanto pensassimo, questo significa che dobbiamo ripensare alcune parti delle nostre teorie cosmologiche e un progresso simile non può che essere un bene per la scienza nel lungo periodo“.

Roma, 8 aprile


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