Le prospettive per le Smart Cities

Prospettive per le Smart Cities? Tra 15 anni, nel 2030 le persone che abiteranno le nostre città saranno 5 miliardi, il 61% della popolazione mondiale; solo in Italia il 75% vivrà nelle aree urbane.

Come sarà possibile coniugare un numero così elevato di ‘cittadini’ e qualità di vita? Sembra che l’Europa abbia già da ora le idee ben chiare come si rileva dallo studio della Joint Programming Initiative (JPI) Urban Europe secondo il quale entro il 2050 le città dovranno adeguarsi a indici e caratteristiche ben precise per rientrare nell’elenco delle “Smart Cities”.

Già nel 2007 le Università di Vienna, Lubiana e Delft, hanno stilato un elenco di città basandosi su 6 caratteristiche precise e 74 indicatori, come la mobilità, l’ambiente, le persone, la qualità della vita e dell’amministrazione.

In quell’anno solo 4 città italiane erano rientrate nella classifica: Trento, Trieste, Perugia e Ancona. Ma forse in 6 anni l’Italia ha imparato ai suoi sbagli. Se la classifica fosse stata rifatta nel 2013 le città sarebbero state di più. Alla lista si sarebbero aggiunte Bologna, Milano, Roma, Reggio Emilia, Torino e Firenze. Non è stato facile arrivare a questa traguardo, il nostro Paese ha avuto grosse difficoltà nell’utilizzare i fondi strutturali e spesso le indicazioni strategiche e metodologiche sono state abbandonate. Ha spiegato Cristina Rossignolo, membro della rete European Urban Research Association: «Le occasione perse sono dovute soprattutto alla mancanza di una politica urbana nazionale».

E specifica che il fatto di avere una politica nazionale non vuol dire aver norme precise dall’alto, ma solo avere una gestione strategica d’insieme, distinguendo i diversi bisogni delle città italiane. Un esempio di come si possono coordinare bene progetti e direttive è la città di Torino, dove gli abitanti assistono alla rigenerazione progressiva di aree periferiche e al miglioramento sia della qualità dei trasporti, che del lavoro.

La Rossignolo specifica che all’Italia servirebbero «oltre a metodi per innovare politica e istituzioni in materia di urbanizzazione, strumenti capaci di individuare i problemi e le specificità della singole aree e per governare la città come uno spazio più ampio, aldilà dei confini amministrativi» e continua che non si può trascurare il problema del consumo del suolo e quello dell’emergenza abitativa.

«Le innovazioni da introdurre nelle città italiane sono soprattutto quelle legate alla qualità della vita e all’inclusione sociale. La presidenza italiana in Europa del prossimo luglio, sarà un’occasione da non perdere per generare uno sviluppo positivo per le città europee e italiane. Il Centro Inter-ministeriale per le Politiche Urbane (CIPU) avviato dall’ex ministro della coesione Barca dovrà essere uno snodo importante in questa direzione».

Non dimentichiamo un altro tassello importante del nostro futuro. L’Europa si è imposta un punto di arrivo ambizioso entro il 2020: la riduzione del 20% dei gas serra, l’aumento del 20% della produzione energetica proveniente da fonti rinnovabili e il miglioramento del 20% nell’efficienza energetica. Come fare? Bisogna puntare innanzitutto sulle nostre abitazioni, dove viene consumata il 40 % dell’energia e viene prodotto il 36% dei gas serra.

Nel 2010 la EU ha emanato una direttiva, la Direttiva 2010/31EU sul consumo energetico degli edifici. Ebbene, da ora in poi questo numero deve essere “Zero”. Ma nel 2013 solo 4 paesi hanno deciso di stabilire un limite al consumo energetico per le abitazioni di nuova costruzione, il Belgio, Cipro, la Danimarca e il Lussemburgo. Per le vecchie case si punta sulla ristrutturazione con materiali isolanti e nuove tecnologie atte a migliorarne l’efficienza. Bruxelles ha proposto una casa in poliuretano, l’Austria costruzioni in legno, come il Lifecycle Tower One. La catalana Barcellona ha puntato su edifici che coprono solo il 24% del terreno edificabile.

E in Italia? Nel 2014 è scattato l’obbligo di riqualificare il 3% del patrimonio pubblico mentre i nuovi edifici privati dovranno ricavare il 50% dell’energia consumata da fonti rinnovabili.

Roma, 30 aprile


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