Roma, quando ad evadere sono gli alberghi di lusso

A protestare sono tutti bravi! Ma quanti protestano e sono davvero in buona fede? Sicuramente alcuni alberghi “predicano bene ma razzolano male”. Sì proprio loro, soprattutto gli alberghi di lusso, sono loro che protestano, che minacciano di scendere in piazza contro l’aumento della tassa di soggiorno ma si guardano bene dal versare nelle casse del Campidoglio i soldi intascati dai turisti per ogni notte di permanenza a Roma. Trattenendo per sé tra i 20 e i 25 milioni di euro l’anno, tanto quanto vale l’evasione nelle oltre cinque mila strutture ricettive della capitale.

Nell’elenco degli evasori che hanno già ricevuto l’accertamento e sono stati costretti a mettersi in regola: il Plaza su via del Corso e il Regina Baglioni in via Veneto, il Grand Hotel Minerva nell’omonima piazza vista Pantheon e i vari Boscolo Hotel nei meglio angoli della città. Anche se il record spetta al Ripa Hotel di Trastevere: circa 470mila euro di contributo di soggiorno mancato. Tutti evasori totali e consapevoli di esserlo, tantoché una volta scoperti è difficile che facciano storie.

Nel 90% dei casi ammettono di essersi tenuti i soldi, anche se non è sempre facile capire quanti e per quanto tempo. In tanti, poi, specie gli alberghi più piccoli e meno centrali, insistono per rateizzare l’importo ed evitare di licenziare o addirittura chiudere: in una recente relazione dell’ufficio delle entrate capitolino si dice esplicitamente che, spesso, il contributo di soggiorno viene utilizzato dagli albergatori per finanziarsi, specie ora che le banche hanno chiuso i rubinetti del credito. A certificarlo, sono i report del Nucleo Tributi della polizia locale, la speciale task force guidata dal comandante Alessandro Azzola (coadiuvata da Guardia di Finanza, Aequa Roma, dipartimenti comunali alle Entrate e al Turismo) istituita due anni fa proprio per contrastare evasione, elusione e abusivismo in ogni settore produttivo della città. Con un tasso di efficienza pari al cento per cento: su poco meno di 100 alberghi visitati (il 60% a quattro stelle; il 10% a cinque stelle; il 30% da 1 a 2 stelle) la task force ha fatto sempre centro. Andando a colpo sicuro. E recuperando quasi 6 milioni di euro.

L’unico neo è la lentezza delle verifiche, che procedono a una media di 5 a settimana per le difficoltà di accertamento, le lunghe procedure burocratiche e l’esiguità degli uomini sul campo. Nel mirino restano ancora un migliaio di strutture, anch’esse sospettate di evasione totale. Una volta esaurito questo elenco, si passerà ad aggredire l’altra prateria: l’elusione. Ovvero tutti quegli hotel che pure all’apparenza in regola con la tassa di soggiorno, versano in realtà cifre molto minori rispetto a quelle incassate dai turisti.

È a tutti questi che l’assessore alle Attività produttive e Turismo ha deciso di non dare tregua. “A chiedercelo sono gli stessi rappresentanti delle categorie” afferma Marta Leonori. “Sono loro che ci dicono: noi gli evasori non li difendiamo, se li trovate, andate giù duro. E noi lo faremo. E poi solleciteremo la Regione, che sta rivedendo i regolamenti, perché introduca alcuni elementi di trasparenza come l’obbligo di pubblicare sui siti internet degli hotel il numero dell’autorizzazione rilasciata da Roma Capitale, così che tutti possano controllare l’effettiva corrispondenza dei dati. Infine, l’elemento più importante: potenziare e dare più uomini al Nucleo Tributario” conclude.

Roma, 4 aprile


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