1940: Steinbeck riceve il Premio Pulitzer per Furore


“E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s’avvicina l’epoca della vendemmia”.

È il 6 maggio 1940 quando John Steinbeck vince il Premio Pulitzer per The Grapres of Wrath, Furore, che racconta la storia della famiglia Joad, coltivatori dell’Oklahoma, costretti a cercare altrove fortuna a causa della siccità. Così la famiglia, come tante altre nella stessa situazione, parte per la California alla ricerca di un lavoro. Su un camion partono tre generazioni della famiglia: i nonni, i genitori e i figli. All’arrivo in California la situazione sarà ben diversa da quella immaginata: migliaia di persone nella loro stessa condizione sono andate verso la costa occidentale e trovare lavoro non è così facile, anzi, sembra quasi impossibile. I proprietari dei campi approfittano della disperazione di tutte quelle persone e li costringono a lavori disumani, facendoli lavori in pessime condizioni e pagandoli pochissimo.

Molti credono che Furore, scritto da Steinbeck in cento giorni di lavoro pieno, essendo gli altri “giorni dispersivi: amici, distrazioni e pigrizie” (premiato anche con il National Book Award e un America Booksellers Book of the Year Award nel 1940), debba essere considerato il romanzo simbolo della grande depressione americana degli anni trenta e lo indicano come un’opera a sostegno della politica New Deal di Roosvelt.

Dal romanzo è stato tratto anche l’omonimo film, nel 1940, che non è del tutto fedele all’opera originale, ma è di grande qualità cinematografica, tanto che la pellicola, per la regia di John Ford, vince due premi Oscar. Il romanzo è l’affresco di una società in cambiamento, molto accurato e doloroso , ma nonostante la storia della famiglia Joad sia segnata da difficoltà ed eventi sfortunati, nei loro atteggiamenti è possibile vedere un “furore”, una fiducia che sembra non avere fine, e la si scorge nelle parole della madre, pilastro della famiglia e nell’incontro con persone comprensive.

Roma, 6 maggio

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